Oman. Gennaio 2014

Oman on the road. Tra wadi, deserti e coste incontaminate



28/12/2013 - 6/1/2014

Pochi giorni di ferie nel periodo più costoso e più affollato dell´anno. I presupposti non sono i migliori ma non ci perdiamo d´animo.
Vogliamo un posto caldo ma non lontano (sprecare tempo prezioso in lunghi voli non ha senso), una meta nuova e interessante, non troppo costosa e sicura.... Facile no?
Studiamo il mappamondo e l´occhio attento di Adri cade sulla penisola Arabica.
Arabia Saudita? Inospitale e troppo desertica; Yemen? Interessante ma pericoloso. Qatar, Bahrain e Kuwait? Grandi produttori di petrolio ma per il resto non sembra ci sia molto da visitare. Oman? Sembra interessante, è sul mare, c´è un bel deserto e la natura è accogliente, è sicuro, aperto ai viaggiatori ma non ancora meta del turismo di massa.
E´ andata, si va in Oman!

Partiamo il 28 dicembre 2012 alle ore 11:15 con volo Turkish Airlines facciamo uno scalo a Istanbul e arriviamo a Muscat di primo mattino.

28/12/13
Atterriamo a Muscat alle 3 del mattino e ci mettiamo subito in coda per sbrigare le formalità doganali. Al ritiro bagagli siamo accanto a una massa indistinta di immigrati dal Bangladesh, soprattutto uomini imbacuccati in miseri abiti, intimiditi e assonnati. Siamo divisi in due gruppi: una coda per i turisti bianchi, gentilmente guidati dal personale addetto verso il controllo passaporti; l´altra coda è per i lavoratori immigrati spinti da un personale un po´ più brusco del nostro.
Presso lo sportello della società Arabia Cars (www.arabiacars-oman.com) ritiriamo il fuoristrada prenotato dall´Italia, cambiamo un po´ di soldi e ci mettiamo subito in viaggio verso Nitzwa.
E´ ancora buio e non c´è traffico, è notte fonda e ci sono pochissime auto in circolazione. 
Impostiamo il navigatore e imbocchiamo l´autostrada: 3 corsie per senso di marcia con ampia corsia di emergenza a destra, asfalto perfetto e potenti lampioni lungo tutto il percorso illuminano a giorno la carreggiata. Non dobbiamo pagare alcun pedaggio. Forse stiamo sognando, vista l´ora tutto è possibile.
Facciamo una sosta in un´area di servizio dove compriamo un po´ di cibo e beviamo qualcosa di caldo. L´aria è piacevolmente mite dopo il freddo di Milano ma non per gli omaniti. Sopra la dishdasha (la tradizionale tunica bianca lunga fino ai piedi) gli uomini indossano pesanti giacconi o piumini, sul capo la kummah (il copricapo a zuccotto decorato con ricami colorati) oppure un turbante.
Guidiamo ancora per qualche chilometro, il buio è fitto e non posiamo vedere nulla del panorama. Scorgiamo solo qualche sagoma scura ai lati della strada, probabilmente sono le rocce delle alte montagne.
Vinti dalla stanchezza ci fermiamo in uno slargo lungo il ciglio della strada per riposare un po´. Abbiamo letto nelle guide e nei vari blog che l´Oman è un paese molto sicuro dove praticamente non esiste criminalità ed è normale accamparsi o dormire per strada.

Ci svegliamo quando il sole è già alto e riprendiamo la strada per Nitzwa.
Lungo l´autostrada incrociamo numerosi cantieri di lavori stradali o di nuove costruzioni; dalle dimensioni si tratta probabilmente di palazzi o centri commerciali. I lavoratori sono quasi tutti immigrati, sembrano indiani o provenienti dal Bangladesh. In questa stagione non fa ancora troppo caldo ma d´estate deve essere massacrante lavorare a 50° sotto il sole cocente.
Arriviamo a Nitzwa molto presto ed è ancora tutto chiuso, solo qualche bar ha già aperto. Abbiamo appuntamento con Mohammed, un ragazzo che Adriano ha contattato via Facebook e che ci farà da guida in questa zona. Ci incontriamo nella grande piazza di fronte al forte. E´ un ragazzo giovane e piccoletto dall´aria sveglia, con grandi occhi scuri pesantemente truccati con il kajal. E´ vestito all´occidentale con jeans e maglietta, parla un inglese fluente ed è molto spigliato.
Andiamo a visitare il villaggio Misfat Al Abriyen, costruito sul versante della montagna poco distante da Nitzwa, in attesa che aprano le botteghe del suq e il forte.

Misfat Al Albriyen

Il villaggio è abitato da circa un migliaio di persone, lungo i vicoli incontriamo soprattutto uomini anziani con lunghe barbe bianche, tutti vestiti con la tradizionale tunica bianca e il cappello ricamato.
Mohammed ci invita a osservare il sistema di canalizzazione dell´acqua costruito in passato dagli iraniani. Ai lati delle vie ci sono lunghi canali, i falaji, dove scorre acqua pulita a disposizione degli abitanti. L´acqua attraversa tutto il villaggio e i canali sono facilmente raggiungibili da tutte le abitazioni. Ai margini del villaggio sorgono alcune costruzioni: sono le docce comuni, divise tra uomini e donne dove gli abitanti possono comodamente lavarsi. Questo ingegnoso sistema di canalizzazione delle acque lo troveremo un po´ dappertutto in Oman, soprattutto lungo i wadi. In un paese a prevalenza desertico è fondamentale riuscire a raccogliere l´acqua e renderla facilmente disponibile a tutti.

falaji, falaj, oman

Purtroppo non possiamo visitare il Bahla Fort perché è chiuso a causa di lavori di restauro. Ci dirigiamo quindi verso il Jabrin Castle, un castello fortezza poco distante.
Dall´esterno non sembra particolarmente grande, una volta entrati però si rivela un labirinto di stanze e corti che sembrano non finire mai. E´ completamente ristrutturato e questo purtroppo toglie gran parte del suo fascino originale e dà alla costruzione un´aria un po´ finta e troppo moderna. Rimane comunque una visita interessante che ci permette di capire lo stile di vita all´interno della fortezza.
Pranziamo in un ristorante poco distante. Non ci sono né tavoli né sedie, ci sediamo a terra su un tappeto dove il cameriere ci serve le portate. Ottimo l´hummus e il pollo con riso.

Dopo pranzo andiamo a visitare il Wadi Al Muaydin.
Guidiamo fino a uno spiazzo dove lasciamo l´auto, da lì in avanti dobbiamo proseguire a piedi. Mohammed ci spiega che durante la stagione delle piogge tutta questa zona è completamente allagata e si trasforma in un grande fiume. Quando il tempo è nuvoloso è sconsigliabile campeggiare nei wadi perché le piogge allagano improvvisamente i letti dei fiumi con il rischio di travolgere in un attimo tende o auto. 
Camminiamo all´interno del wadi lungo il grande letto del fiume in secca.
Questa zona è molto frequentata dagli omaniti; soprattutto durante la stagione calda vengono qui a fare i pic nic e a nuotare nelle fresche acque delle piscine naturali.
Vogliamo raggiungere una di queste piscine finché c´è il sole e la temperatura non è troppo fredda così possiamo fare il bagno. Ma lungo il sentiero incontriamo un gruppo di turisti francesi in cerca di aiuto. Una ragazza è caduta e si è rotta un braccio, ha molto male e deve andare in ospedale per farsi medicare. Mohammed si offre di accompagnarla con il nostro fuoristrada mentre noi possiamo proseguire lungo il wadi. Ci incontreremo dopo con Mohammed nello spiazzo del parcheggio.
Il paesaggio circostante è bellissimo, il canyon è vasto ma in alcuni punti grosse rocce arrotondate dall´acqua restringono il wadi e ci costringono ad ardite scalate. Tutto intorno la vegetazione è rigogliosa, l´acqua e le piogge abbondanti permettono a piante e cespugli di crescere lungo le rive. L´acqua è pulita e la piscina naturale è invitante. Purtroppo la zona è già in ombra e io ho un po´ freddo. Adriano non si fa spaventare dalla temperatura e si tuffa da una roccia.
Dopo aver gironzolato un po´ intorno ripercorriamo il sentiero e torniamo all´imbocco del wadi. Incontriamo Mohammed e una ragazza del gruppo dei francesi alla guida della nostra auto. Non capiamo bene cosa stia succedendo anche se abbiamo il sospetto che con la nostra jeep volessero portare il resto del gruppo da qualche parte. Mohammed resta con loro, li vuole accompagnare ancora in ospedale. Ci sembra più che altro che il nostro amico non riesca a togliere gli occhi di dosso dalla graziosa ragazza francese e che faccia di tutto per stare con lei e compiacerla.
Non abbiamo voglia di aspettare e andiamo avanti lungo la strada che conduce a Jebel Akhdar. Mohammed ci raggiungerà più tardi.
La strada è molto ripida, i tornanti si avvitano sulla montagna fino a 2000 metri di altitudine. Per fortuna sembra un´autostrada: la carreggiata è illuminata, due corsie in salita per consentire ai veicoli lenti di arrampicarsi senza creare code e in discesa un´ampia corsia di emergenza e frequenti "escape lane" rendono ancora più sicura la guida.

Arrivati a Saik Katenah, Mohammed ci conduce finalmente all´hotel. Non abbiamo dormito e siamo stanchi, non vediamo l´ora di farci una bella doccia calda. Ma gli imprevisti non giocano a nostro favore.
Parcheggiamo davanti a un edificio ancora in costruzione; Adri ed io ci guardiamo perplessi, forse non abbiamo capito bene le indicazioni. Mohammed ci fa segno di entrare e di salire... Peccato che le scale non siano ancora costruite. Stentiamo a credere ai nostri occhi. Con lo zaino sulle spalle mi arrampico su un ammasso informe di pietra e tenendomi al muro riesco a mantenere l´equilibrio e a salire fino all´ultimo piano. Alcuni muratori ci guardano come se fossimo due alieni e probabilmente si stanno chiedendo cosa ci facciano due turisti occidentali in un posto come questo. Onestamente me lo sto chiedendo anch´io.
Una volta arrivati in cima Mohammed ci mostra il nostro alloggio. Per fortuna la costruzione qui è ultimata e abbiamo a disposizione un appartamento di 4 camere con una grande cucina.
Fa un freddo mostruoso, non c´è biancheria nel bagno né carta igienica, vedo un boiler ma non c´è l´acqua calda e la luce elettrica non funziona. Almeno è pulito.
Mohammed ha portato con sé una confezione formato famiglia di lattine di birra e con insistenza ce ne offre una. Gli alcolici sono vietati in Oman e Mohammed ci porge la birra come se fosse il massimo della perdizione e della perversione. Ammicca facendoci intendere che lui ha i giri giusti e che riesce a procurare ciò che è proibito. Non vogliamo deluderlo e di malavoglia buttiamo giù un sorso di birra calda.
Siamo al buio. Gli operai e Mohammed armeggiano per un bel po´ intorno al contatore e alla plafoniera sul soffitto della nostra camera. Dopo aver infilato le dita in tutte le prese e tra tutti i fili elettrici scoperti finalmente riescono a darci la luce.
Abbiamo fame, indossiamo pile e piumino e andiamo a cena in un "ristorante" poco distante.
Seduti a un tavolino Mohammed ci racconta la sua vita. Ha solo 26 anni e fa il militare, ha firmato per 20 anni di ferma ma è già stanco di questo lavoro. Ci confessa che non gli piace stare chiuso in un ufficio, a lui piace camminare e fare trekking per le montagne, non è fatto per restare ore dietro a una scrivania e prendere ordini dai suoi superiori. Sospiriamo e preferiamo non pensare alle nostre giornate lavorative.
Ci racconta poi della sua attività di "pusher" di alcoolici, i suoi clienti sono soprattutto stranieri che vivono in Oman e a cui procura ogni tipo di bevanda ad alta gradazione. Non si capisce bene che lavoro facciano i suoi amici. Dai racconti sembra che passino la maggior parte del tempo a scorrazzare in auto ubriachi facendosi beccare dalla polizia omanita. A questo punto del racconto interviene sempre Mohammed che grazie alle sue conoscenze riesce a togliere i suoi amici dai guai. Ci riprova a offrirci ogni tipo di bevanda alcolica ma la stanchezza e la mancanza di sonno ci stanno mettendo a dura prova. Non abbiamo nessuna voglia di bere birra calda, vogliamo solo andare a dormire.
A fatica riusciamo a ritirarci nella nostra fredda camera e ci buttiamo a letto così come siamo, senza nemmeno farci la doccia.

30/12/2013
Ci svegliamo presto e lasciamo senza alcun rimpianto l´hotel. Facciamo un giro in auto verso Jebel Akhdar, l´alta ed estesa zona dove si trova Jabal Shams, la più alta montagna dell´Oman circa 3000m di altitudine.
Ci sono poche auto in circolazione ma bisogna comunque essere prudenti a causa della pendenza e dei tornanti molto stretti. Il panorama è bellissimo, montagne a perdita d´occhio che durante la stagione delle piogge si trasformano in distese rigogliose e particolarmente fertili. Questa è la zona agricola dell´Oman, ricca in particolare di alberi da frutto e ulivi tra cui pascolano numerose capre.
Ci fermiamo in cima al Saik, il plateau da cui si apre una vista magnifica sulle cime alte delle montagne circostanti e sulla cittadina di Saik Katenah.

Jebel Akhdar

Scendiamo poi verso Nizwa sulla stessa strada percorsa in salita ieri sera. Visitiamo Jabrin Castle, il grande forte che domina la piazza centrale di Nizwa. L´edificio è a pianta circolare e molto grande, un vero labirinto di stanze e corti interne. Visitiamo un´esposizione di oggetti di artigianato locale e io rimango incantata davanti alle vetrine dei gioielli. Anche questo forte è completamente ricostruito e purtroppo la ristrutturazione ha un po´ cancellato il fascino della costruzione. Sono comunque interessanti e suggestivi gli scorci dalle terrazze da cui spunta l´alto minareto.

Nizwa castle

All´uscita giriamo un po´ per il suq ammirando gli oggetti esposti nelle varie botteghe. I negozianti sono quasi indifferenti ai turisti, non offrono né mostrano la propria merce, ostentano un certo distacco e aspettano che i potenziali acquirenti chiedano i prezzi.
Mi piacciono molto alcuni gioielli d´argento ma sono carissimi. Adri come al solito si lancia nella contrattazione ma rimane deluso. Scendono di pochi euro. Ci spiegano che il gioiello è in argento e il suo prezzo è quello indicato, se ti piace e lo vuoi lo prendi altrimenti pazienza. Sono lontani anni luce i venditori del suq di Marrakech, il loro vociare e gesticolare, le loro insistenze e i continui tentativi di vendere qualcosa ai turisti facendo credere loro di fare un affare.
Per pranzo abbiamo appuntamento con Mohammed e dopo un veloce spuntino visitiamo il villaggio in stile yemenita Berkat Al Mouze. Peccato che sia quasi completamente in rovina. In alcune case sono ancora visibili le antiche porte in legno finemente decorate o i soffitti a cassettoni. Mohammed ci spiega che la maggior parte delle decorazioni sono state prelevate e riconvertite in tavolini o in altri oggetti per le case dei ricchi.
Ci allontaniamo un po´ dal villaggio e saliamo sulle colline circostanti per ammirare la vista dall´alto. Le case sono lussuose e immerse nei verdi palmeti, grossi fuoristrada sono parcheggiati di fronte ai sontuosi cancelli. Sorge spontanea una domanda: sono tutti ricchi in Oman?

E´ arrivato il momento di salutare Mohammed. Ci invita in un coffee shop, un drive through dove gli avventori ordinano e consumano direttamente in auto. Arrivati di fronte al locale si fermano, suonano il clacson, il barista esce, prende la comanda, entra nel locale ed esce con le ordinazioni. Geniale per la stagione calda così i clienti rimangono in auto al fresco dell´aria condizionata.
Mohammed ci suggerisce di prendere un tè allo zafferano. Ottimo, durante il nostro soggiorno in Oman ne berremo a litri, una sorta di droga senza effetti collaterali.
Salutiamo Mohammed e guidiamo verso Izki e oltrepassiamo Salaw, una cittadina lungo la strada che ci porterà al deserto. Facciamo una sosta a Ibra per cenare. Purtroppo la cittadina non offre molti locali e ci dobbiamo accontentare di un hamburger. In un piccolo market facciamo qualche provvista per la nostra colazione del mattino.
Abbiamo deciso di dormire ad Al Mintarib, una cittadina ai margini del deserto così l´indomani possiamo partire presto per il campo tendato. Dormiremo in auto e individuata una zona adatta parcheggiamo in un grande spiazzo poco distante dal centro abitato e dalle luci della strada. 

Al Mintirib, Oman fly&drive

Ci prepariamo per passare la notte, abbassiamo i sedili dietro e ci sdraiamo nel bagagliaio. Purtroppo non abbiamo considerato due elementi fondamentali: il freddo e la durezza del pianale. Pagheremo cara questa dimenticanza.
Ogni tanto sentiamo qualche rumore, è lo scalpiccio dei cammelli che pascolano indisturbati nei dintorni. In lontananza sentiamo il rombo dei motori dei fuoristrada, i giovani locali si divertono facendo lo slalom sulla sabbia.

31/12/13
In qualche modo la notte trascorre. Nonostante il sacco a pelo sono congelata e completamente rattrappita. Appena ci svegliamo usciamo dall´auto e ci mettiamo al sole per riscaldarci un po´. Prima di partire alla volta del deserto compriamo una buna scorta di acqua (non si sa mai...) e sgonfiamo le gomme. Finalmente siamo pronti e possiamo affrontare la grande avventura.
Abbiamo prenotato una tenda presso il 1000 Nights Camp (www.1000nightscamp.com), un grande campo tendato attrezzato nel cuore di Wahiba Sands.
Abbiamo letto su alcuni blog di viaggiatori che si sono persi e che non sono riusciti a raggiungere il campo da soli. Per il momento ci sono numerose indicazioni molto chiare, speriamo di non avere problemi man mano che ci addentriamo.
Il primo tratto è attraversato da una serie di piste molto ben visibili e battute, sembra quasi di percorrere un´autostrada. La sabbia è molto compatta e non c´è rischio di rimanere insabbiati. Per un po´ guido io e a volte l´auto sembra ingovernabile, soprattutto quando le ruote si incanalano nei solchi lasciati dalle altre auto.
Raggiungiamo il campo senza alcuna difficoltà e senza sbagliare strada. E´ molto presto e la nostra tenda non è ancora pronta, ne approfittiamo quindi per gironzolare un po´ nei dintorni e camminare sulle dune. La sabbia è bellissima ma facciamo una fatica terribile a scalare le dune, a ogni passo i piedi sprofondano nella soffice sabbia e in un attimo le scarpe sono piene. Proseguiamo a piedi nudi perché è molto più facile.

oman, desert

Il panorama dall´alto è splendido: dune di sabbia rossa a perdita d´occhio si stagliano contro il cielo di un azzurro intenso. Il silenzio è rotto solo dal sibilare del vento, da lontano arrivano i versi dei cammelli che pascolano intorno.
Quando la tenda è finalmente pronta facciamo una lunga doccia calda ristoratrice, la prima dopo quattro giorni in giro. 
La tenda è tipica beduina molto grande e attrezzata con tutti i comfort: luce elettrica, letti e mobili. Il bagno è all´aperto, un alto muro protegge la nostra privacy.
Abbiamo fame ma alla reception apprendiamo con sgomento che il pranzo viene servito solo a chi l´ha prenotato, e noi ovviamente non l´abbiamo fatto. Ci avventiamo famelici sui pistacchi acquistati la sera prima a Ibra, la nostra salvezza.

1000 nights tented camp

Adri vuole visitare un villaggio beduino. Potremmo chiedere a qualcuno del campo di accompagnarci ma sarebbe troppo facile. Abbiamo la nostra auto e Adri vuole andarci da solo, limitandosi a chiedere le indicazioni all´impiegato della reception. Dobbiamo andare sempre dritto per circa 2 km poi tenere la sinistra, svalicare la duna e proseguire per altri 5 km circa. Facile no?
Ci mettiamo in macchina e proviamo a seguire le indicazioni, svalichiamo una duna e ci guardiamo in faccia perplessi: davanti a noi il nulla totale, un orizzonte infinito di dune, qua e là qualche cespuglio o un po´ di vegetazione che spunta a ciuffi dalla sabbia ma nessuna forma di vita né umana né animale.
Ogni tanto seguiamo le tracce lasciate da un veicolo ma sembra che non portino da nessuna parte. Non vogliamo allontanarci troppo, al momento abbiamo ancora chiara la direzione da prendere per tornare al campo e anche se non lo vediamo sappiamo esattamente da che parte si trova. Girare ancora significherebbe perdere del tutto l´orientamento.

Mentre facciamo manovra per tornare indietro scorgiamo su una duna più ampia una capanna e qualche cammello. Ci avviciniamo e siamo accolti da una ragazza che ci invita a entrare. A gesti capiamo che vive lì, ci offre caffè e datteri gustosissimi su cui volano sciami di mosche. Non abbiamo pranzato per cui ne approfittiamo scacciando le mosche con le mani. Acquistiamo alcuni braccialetti e portachiavi per riconoscenza mentre cerchiamo in qualche modo di comunicare con lei.

oman, bedouin, woman

Torniamo all´auto e mentre ci dirigiamo verso il campo incontriamo un´altra donna che sta pascolando una mucca. Facciamo qualche foto e gironzoliamo ancora un po´ prima di rientrare alla nostra tenda.
Saliamo in auto e prendiamo una pista, certi che sia quella percorsa poco prima. In realtà non è la stessa, è meno battuta e la sabbia è molto più morbida. E´ la nostra rovina! Senza nemmeno rendercene conto ci troviamo insabbiati, facciamo qualche tentativo dando un po´ di gas ma le ruote affondano ancora di più. Mi metto alla ricerca di qualche ramo da mettere sotto le ruote per provare a uscire ma siamo nel deserto e non è facile trovarli. Strappo qualche cespuglio ma non è sufficiente, ogni volta che Adri dà gas le ruote sprofondano sempre di più.
La donna beduina è poco distante e sta ancora pascolando. La chiamiamo gesticolando e gridando per attirare la sua attenzione. Fortunatamente ci ha visto e si sta avvicinando mentre chiama l´altra ragazza rimasta nei pressi della tenda.
Si avvicinano e vedono la situazione. Si sdraiano a terra sulla sabbia e sotto l´automobile e iniziano a scavare con le mani per liberare le ruote. Sanno sicuramente quello che fanno e mi metto anch´io a scavare imitandole. Adri prova a mettere in moto mentre noi spingiamo l´auto da dietro, ma invano.
Mentre siamo lì a pensare a come fare per uscire da questa situazione siamo baciati dalla fortuna e passa un giovane beduino con la sua auto. Anche lui non parla una parola di inglese ma basta un´occhiata e si ferma subito ad aiutare. E´ vestito con la lunga dishdasha bianca immacolata, se la alza sopra le ginocchia e si china a terra per scavare insieme a noi. Ridiamo perché a questo punto non c´è altro da fare: è l´ultimo dell´anno e noi siamo qui insabbiati nel deserto.
Una donna beduina si procura una vanga e inizia a scavare con quella, noi intanto continuiamo a spostare sabbia con le mani.
Il ragazzo fa un tentativo e mette in moto ma alza una quantità di sabbia impressionante. Ci ritroviamo tutti completamente impanati, abbiamo sabbia dappertutto, la sento persino scricchiolare sotto i denti. La macchina è in uno stato pietoso e se possibile la situazione è anche peggiorata. Le ruote dietro sono sospese e il muso è quasi completamente infilato nella sabbia.
A un certo punto il ragazzo sale in macchina, saluta con la mano e se ne va insieme alle donne. Siamo disperati, non posso credere che ci abbandonino qui. Proviamo a chiamare il campo con il nostro cellulare ma non risponde nessuno.
Quando ormai siamo sull´orlo della disperazione vediamo un fuoristrada che si avvicina. Evviva, è il beduino con un amico e una lunga corda. Legano la cima al paraurti della nostra auto e provano a trainarla fuori. Ma la corda si spezza. Accidenti, non possiamo essere così sfigati. I ragazzi legano ancora la corda e ci riprovano e finalmente questa volta la nostra auto si muove e riescono a tirarla fuori. Per fortuna, iniziavo a essere un po´ preoccupata.
Ringraziamo i nostri amici beduini, vorremmo esprimere a parole la nostra gratitudine ma non parlando la stessa lingua cerchiamo di intenderci a gesti. Sorridono e forse fra di loro ci stanno anche un po´ prendendo in giro ma non possiamo dimenticare il loro prezioso aiuto. Siamo stati fortunati e ci è andata bene.

Torniamo al campo con la coda tra le gambe, facendo grande attenzione a dove mettiamo le ruote.
Facciamo appena in tempo a salire sulle dune intorno per fare alcune foto al tramonto. Non appena cala il sole fa un freddo terribile e un vento forte alza la sabbia che si infila dappertutto. Come se già non ne avessimo abbastanza...

E´ la serata dell´ultimo dell´anno e ci prepariamo velocemente per la cena. L´ambiente è molto suggestivo, cena a buffet e ricchissimo barbecue fatto di spiedini di agnello e pollo. Il pezzo forte della serata è un agnello intero cucinato alla maniera beduina, le braci sono sistemate in una buca nella sabbia su cui viene posta una grossa pentola con l´agnello. 
Ceniamo accompagnati dalla musica tradizionale beduina suonata dal vivo da un gruppo sotto il tendone principale. Siamo rapiti dal ritmo ossessivo dei tamburi mentre i presenti scandiscono il tempo battendo le mani. A un certo punto entra in scena un gruppo di donne vestite con abiti tradizionali finemente decorati con fili d´oro e d´argento, il volto semi nascosto dalle maschere nere delle tribù beduine di questa zona di Wayba Sands. Gli occhi pesantemente truccati con il kajal nero ammiccano intriganti semicoperti dal velo. Adriano si avvicina per fare alcune fotografie e viene coinvolto nelle danze beduine, trascinato nei vortici della perdizione dalle corpulente danzatrici.
Passiamo una serata molto piacevole ma siamo stanchi e ci ritiriamo presto. Abbiamo portato dall´Italia una mini bottiglia di champagne e a mezzanotte brindiamo lontano da occhi indiscreti. Buon anno!

1/1/2014
E´ il primo giorno dell´anno, buon 2014!
Dopo colazione partiamo per ritornare in città.
Guida Adriano, il primo tratto è un po´ difficile a causa delle piste poco segnate e della sabbia poco battuta. A un certo punto prima di arrivare alla spianata dove si trova la torre Telecom prendiamo la pista sbagliata e ci ritroviamo nella sabbia soffice. Ci insabbiamo ancora, ma vista l´esperienza del giorno precedente ci fermiamo subito prima di sprofondare. Una jeep guidata da un beduino ci passa accanto e ci dà una mano a tirare fuori l´auto. A questo punto però non sappiamo più da che parte dobbiamo scendere per raggiungere la piana sottostante. Davanti a noi sembra esserci una duna ripidissima, mentre alla nostra destra il percorso sembra meno pericoloso ma è più insidioso a causa della sabbia fresca. In quel momento passano 3 jeep con a bordo alcuni turisti che erano ospiti del campo. Una di queste prende a destra e sparisce subito alla nostra vista dietro una duna, i driver delle altre due ci fanno segno di seguirli e a tutta velocità vanno dritto.
Abbiamo un attimo di esitazione e non li seguiamo subito. Per fortuna... Li vediamo derapare a tutta velocità giù dalla duna ripida, quasi un muro verticale di sabbia. La pendenza è tale che temo possano cappottarsi da un momento all´altro. Io sono terrorizzata, non credo che Adriano sia in grado di portare l´auto giù dal quel muro di sabbia. E´ troppo pericoloso seguire le altre auto e Adri si butta sulla destra a tutta velocità per evitare di rimanere bloccato nella sabbia soffice. La macchina prende dei colpi terribili e siamo completamente sballottati a destra e sinistra, saltiamo sulle dune come sulle montagne russe e io ho una paura folle, a ogni duna sembra che il fuoristrada si getti nel vuoto. Sono aggrappata alla maniglia dell´auto e non la mollo, Adri impugna il volante con una forza tale che ha le nocche bianche, gli occhi spalancati e lo sguardo fisso davanti a sé a scrutare la strada. Con un botto finale atterriamo sani e salvi nella piana sottostante. Speriamo che l´auto non si sia danneggiata.

Facciamo un attimo di sosta per stemperare la tensione e poi decido di guidare io. A un bivio sbaglio strada, la cosa non è di per sé grave perché la direzione è comunque quella giusta per Al Mintarib. Peccato solo che finiamo ancora nella sabbia molle. Lascio il volante ad Adriano che ormai pratico di piste sabbiose prende in mano la situazione, fa marcia indietro e riprende la strada corretta per evitare pericolose sorprese.
Nonostante le traversie arriviamo tranquillamente al villaggio e ci dirigiamo verso Sur. Guido io per un lungo tratto, la strada è larga e non c´è traffico. Solo qualche cammello imprudente ogni tanto decide di attraversare e spaventato dai clacson si immobilizza nel mezzo della carreggiata. Visto da vicino mi sembra enorme.
Durante il primo tratto la strada è in piano, tutta dritta neanche una curva e il paesaggio è quasi monotono. Poi attraversiamo alcune montagne e l´autostrada si snoda disegnando ampie curve fra le gole. Il paesaggio è quasi lunare, rocce scure si alternano a pianori aridi in un susseguirsi di altopiani e tonde colline. Passata la zona montuosa si inizia a scendere verso il mare in direzione di Sur. 

Sur, Oman

Purtroppo il tempo non è bello e i colori del mare e della città risaltano poco. Sur è comunque una graziosa cittadina con un bel lungomare e un grande faro a picco sulla vasta baia. Giriamo un po´ nella zona del suq ma purtroppo è tutto chiuso per la pausa pranzo. Facciamo uno spuntino e poi andiamo a visitare il cantiere dove costruiscono i dhow, le tradizionali imbarcazioni in legno.
Poi con calma proseguiamo verso Ras Al Hadd dove passeremo la notte in una capanna sulla spiaggia. Adriano ha contattato su Facebook Salem, un pescatore che affitta ai turisti le tradizionali capanne. Ci incontriamo sulla spiaggia, Salem è un bel ragazzone vestito all´occidentale, lunghi capelli neri e pelle scura. Ci saluta sorridente e ci mostra la capanna, una sistemazione spartana ma molto confortevole a pochi passi dal mare. All´interno c´è una grande stanza arredata con cuscini e tappeti, da una parte si accede alla camera da letto dove sono stati sistemati due letti; attraverso l´altra porta si accede alla zona bagno, dove si trovano una turca e un rubinetto con l´acqua corrente.

La spiaggia è bellissima, enorme e deserta, peccato solo che ci siano un po´ di rifiuti in giro. Non fa per niente caldo, tira un´aria fresca e dobbiamo rinunciare a fare il bagno. Salem ci procura la cena, pesce alla griglia, riso e insalata. Ci mette tutto per terra e ci esorta a mangiare con un perentorio EAT!.
I modi di Salem sono un po´ bruschi ma capiamo che non è dovuto a maleducazione. Semplicemente non parla inglese, giusto un paio di parole essenziali, ha quindi grosse difficoltà a esprimersi correttamente e con il giusto tono. Certo, le posate e i tovaglioli ci avrebbero aiutato, mangiare l´insalata con le mani non è particolarmente facile. Il cibo comunque è ottimo, il pesce alla griglia è eccellente e spazzoliamo tutto anche senza le posate.

Dopo cena Salem ci accompagna a visitare il sito dove nidificano le tartarughe. I ranger ci accolgono e ci spiegano alcune regole base per non disturbare troppo gli animali; ci esortano in particolare a non puntare le torce negli occhi né a usare i flash mentre le fotografiamo, non dobbiamo ostacolarle mentre si muovono né toccarle.
Ci spiegano che le tartarughe vivono fino a circa 150 anni, depongono le uova qui, raggiungono il mare e iniziano a nuotare. Alcune arrivano fino alle Maldive, in India, Malesia o addirittura fino all´Australia. Poi dopo circa 4 anni ritornano su queste spiagge per deporre nuove uova e il ciclo della vita si rinnova.
Purtroppo questa non è la stagione della schiusa e possiamo solo ammirare alcuni grossi esemplari stanziali. I ranger ci mostrano anche le piccole tartarughe, minuscoli esserini che si agitano nell´acqua della bacinella.
Terminata la visita facciamo ritorno alla capanna per riposare. L´unico rumore che sentiamo sono le onde che si infrangono sulla battigia.

Salem, Salem Fish, Ras al Hadd, Oman

2/1/14
Ci svegliamo presto e facciamo una passeggiata lungo la spiaggia. Siamo gli unici, fatta eccezione per qualche solitario pescatore. Notiamo alcune chiazze colorate sulla battigia, avvicinandoci scopriamo che si tratta di migliaia di conchiglie sminuzzate che danno un colore rossiccio alla sabbia. Vediamo anche strani resti, sembrano quasi piccoli sacchetti di plastica ma a un´occhiata più attenta capiamo che sono meduse. Hanno una forma molto strana e sono di un colore blu o verde scuro. Sono quasi certamente morte ma evitiamo comunque di toccarle con le mani.
Prima di ripartire con l´auto facciamo un giro al suq di Sur dove compriamo i tradizionali copricapo ricamati e i foulard che gli uomini usano come turbanti. Salem ci ha consigliato di fare i nostri acquisti qui anziché a Muscat perché è molto più cara.
Compriamo anche alcuni parei bianchi, i tradizionali pezzi di tessuto che gli uomini usano sotto la dishdasha.
Ci divertiamo a osservare gli uomini a passeggio per strada. La maggior parte di loro è vestita con l´abito tradizionale, indossato con fierezza ed eleganza. A ogni passo la tunica bianca si muove leggera provocando un singolare fruscio, gli uomini omaniti si muovono con disinvoltura e a testa alta, capelli e baffi curatissimi, mai troppo lunghi, mai un ciuffo fuori posto; pulitissimi lasciano al loro passaggio scie profumate di incenso e mirra. Sono affascinanti soprattutto per noi donne occidentali e probabilmente sanno di esserlo. Sono galanti e rispettosi, cordiali senza essere invadenti, chiacchierano e sono curiosi nei nostri confronti, sempre molto educati e gentili.
Usciamo da un negozio dove abbiamo fatto alcuni acquisti e dopo pochi passi ci sentiamo chiamare a gran voce. Ci voltiamo e vediamo il negoziante che ci insegue agitando la mano. Adri e io ci guardiamo un po´ perplessi chiedendoci cosa possiamo avere mai combinato. Adriano ha dimenticato il suo iPad sul bancone e il negoziante ci ha rincorso per restituircelo. Sarebbe successa la stessa cosa in Italia con un turista straniero?

Terminati gli acquisti risaliamo in auto e ci dirigiamo verso il Wadi Shab dove incontreremo Habib, un amico di Mohammed che ci accompagnerà a visitare i wadi della zona.
Habib è un ragazzo giovane che parla perfettamente inglese, carino e spigliato. Con il suo fuoristrada andiamo verso Wadi Tiwi, uno stretto wadi verdeggiante scavato fra le montagne. A causa di un recente uragano molte piante sono state spazzate via e purtroppo la vegetazione è rimasta seriamente danneggiata.

Wadi Tiwi, Oman

Ci addentriamo lungo la strada stretta e tortuosa attraverso bellissimi villaggi immersi nel verde. Habib si ferma in uno di questi per salutare alcuni conoscenti. Sono tutti uomini e bambini che con grande spirito di ospitalità ci invitano a sedere con loro e ci offrono frutta e caffè. I datteri e le arance sono deliziosi, dolcissimi e succosi. Dopo aver fatto un po´ di chiacchiere (loro) riprendiamo l´auto e visitiamo la fattoria di proprietà della famiglia di Habib. Palme e banani giganteschi circondano l´abitazione creando un´oasi verde di ombra e fresco; tutto intorno scorre l´acqua corrente incanalata con il tradizionale sistema dei falaji.
Ci muoviamo poi verso il più grande Wadi Shab dove si uniranno a noi due ragazze libanesi anche loro ospiti di Salem.

L´ingresso del Wadi è sotto i piloni dell´autostrada dove il fiume si getta in mare. Prendiamo una piccola imbarcazione che ci porta sulla sponda opposta, il canale è abbastanza ampio e c´è molta acqua in questa stagione. A riva approdiamo tra le palme e iniziamo a camminare nel verde addentrandoci nel canyon; la gola si stringe e si allarga seguendo le curve sinuose delle montagne. Durante il percorso costeggiamo il fiume inerpicandoci sulle rocce.
Raggiungiamo una prima piscina naturale e Habib si tuffa da uno sperone roccioso. E´ un bel salto che Adriano immortala con la macchina fotografica. Proseguiamo poi per circa 30 minuti ancora immersi in un panorama mozzafiato: le rocce rosse sono a strapiombo sull´acqua, il cielo è di un azzurro intenso, qua e là spicca la vegetazione verde brillante riflessa dall´acqua limpida sotto di noi.
Raggiungiamo una piccola spiaggia dove ci buttiamo in acqua e nuotiamo addentrandoci nel wadi. Le due ragazze libanesi non osano tuffarsi perché hanno freddo. Forse semplicemente non vogliono mettersi in costume. Educatamente mi hanno fatto notare la mia disinvoltura nel mettermi in costume. E´ così affollato di turisti occidentali qui che per un momento ho quasi dimenticato che ci troviamo comunque in un paese musulmano, tollerante ma anche molto rispettoso delle tradizioni, dove le donne girano sempre velate e con il corpo coperto da lunghi abiti neri.
Il sole è caldo e in acqua si sta benissimo. In alcuni punti l´acqua è così bassa che non riusciamo a nuotare e dobbiamo camminare.
Arriviamo a un´altra pozza di acqua cristallina da cui si accede a una grotta. Vorrei entrare anch´io ma devo nuotare in una fenditura molto stretta fra due rocce, il passaggio è così stretto che devo nuotare tenendo la testa di profilo. Ci provo ma soffro un po´ di claustrofobia e mi manca il respiro. Rinuncio e aspetto Adri e Habib fuori dalla grotta. Dopo un bel po´ di tempo escono felici come due bambini, mi raccontano che si sono tuffati dalle rocce più alte e si sono divertiti un mondo.

Wadi Shab

Ripercorriamo a ritroso il percorso fatto all´andata. Il sole sta scendendo dietro le montagne e nelle zone in ombra inizia a fare un po´ freddo. Raggiungiamo le ragazze libanesi che sono congelata.
Raccogliamo le nostre cose e ritorniamo indietro fino all´imbarco sotto i piloni dell´autostrada. E´ arrivato il momento dei saluti e ci congediamo dalle nostre nuove amiche libanesi e da Habib. Vogliamo pagarlo per averci accompagnato durante tutta la giornata ma dobbiamo insistere. Sembra quasi che non voglia nulla ma ci sembra giusto dargli un compenso visto che ha "lavorato" per noi. In ogni caso ci siamo trovati molto bene con lui e ci ha fatto vedere posti meravigliosi.

Riprendiamo l´auto e guidiamo fino a Fins, un piccolo villaggio sulla costa. Una delle ragazze libanesi vive a Muscat e conosce bene l´Oman. Ci suggerisce di campeggiare a White Beach, una bella e grande spiaggia fuori dal villaggio.
Appena raggiungiamo Fins andiamo alla ricerca della spiaggia seguendo le indicazioni fornite da Googlemaps e dopo qualche giro a vuoto finalmente la troviamo. Dobbiamo percorrere un brutto sterrato con pietre grosse e appuntite che mettono a dura prova la nostra jeep.
Ci fermiamo sopra un grande sperone roccioso a picco sul mare dove montiamo la tenda. Ci siamo solo noi, il mare è in burrasca, tutto intorno la spiaggia deserta. Le onde sono molto alte ma forse quassù siamo al sicuro, per il momento almeno....
Abbiamo fame e andiamo in paese per cercare un locale dove poter mangiare. Siamo gli unici turisti e attiriamo l´attenzione. Ci fermiamo nella piazza centrale del villaggio dove c´è l´unico locale, una piccola bottega gestita da indiani e gremita di ragazzini urlanti.
Sono tutti vestiti con la dishdasha, vanno e vengono dal locale facendosi scherzi, ridendo e parlando ad alta voce; ogni tanto ci osservano incuriositi e alcuni scambiano qualche commento fra di loro. Purtroppo il locale non offre gran che per cena, mangiamo hamburger e falafel accompagnati dal tè allo zafferano.
Satolli usciamo e purtroppo troviamo una gomma dell´auto a terra, evidentemente lo pneumatico non ha resistito alle sollecitazioni dello sterrato (forse anche perché ci siamo dimenticati di rigonfiare le gomme dopo il deserto...). I ragazzi vedono il nostro disappunto e si scatena la loro solidarietà, la prendono come una sfida e si mettono a cambiare la ruota a una velocità pazzesca. Fauzi, un bel ragazzo fra i più grandi seduti fuori si alza subito in piedi, si butta sul retro del fuoristrada ed estrae gli attrezzi; si alza il vestito scoprendo le gambe e si accovaccia mettendosi al lavoro. I ragazzini e i bambini più piccoli lo circondano osservandolo all´opera ammirati, ogni tanto esultano con grida e schiamazzi. In poco tempo siamo diventati la vera attrazione della serata: tutto il paese è su questa piazza per ammirare la velocità da pit stop di Fauzi e in un attimo la nostra jeep è pronta per ripartire. Vorremmo in qualche modo contraccambiare e cerchiamo di offrire da bere ai ragazzi, ma rifiutano fermi. Non riusciamo in alcun modo a portarli nel locale, anzi sono loro che offrono da bere a noi. Fauzi abita a pochi passi, entra in casa e ne esce con un thermos di caffè e le tazzine. Non possiamo che accettare un po´ imbarazzati: ci aiutano e ci offrono pure da bere, un vero culto dell´ospite.
Ci hanno in effetti spiegato che nonostante il progresso i valori tradizionali sono rimasti intatti e i valori della cultura beduina continuano a sopravvivere immutati. Tutti si aiutano fra di loro, nessuno ruba o fa del male, tutti sono educati e rispettosi degli altri, gentili e cordiali. Ma dove siamo finiti? In paradiso?
Ringraziamo e salutiamo questi ragazzi con profonda riconoscenza

Torniamo alla nostra tenda, ora immersa nella fitta oscurità. Il rombo delle onde è molto forte e abbastanza inquietante. Il mare nel frattempo si è alzato e le onde lambiscono lo sperone su cui ci troviamo. Gli spruzzi ci colpiscono in faccia e tutto intorno alla tenda è già bagnato.
Nel frattempo si avvicina un´auto. Da lontano vediamo due inquietanti fari nel buio pesto che procedono lentamente nella nostra direzione. Siamo isolati in mezzo al nulla e nonostante la gentilezza degli abitanti siamo un po´ preoccupati.
Si fermano poco distanti da noi e nel buio pesto scendono dall´auto e si accomodano per terra. Ci avviciniamo un po´ timorosi ma capiamo subito che le loro intenzioni sono assolutamente pacifiche. Sono tre uomini che si stanno preparando per fare un barbecue in spiaggia e ci invitano addirittura a mangiare con loro.
Ci suggeriscono di spostare la tenda perché le onde potrebbero facilmente arrivare quassù e bagnarci. Ringraziamo e seguiamo prudenti il loro consiglio.

3/1/14
Passiamo una notte piacevole, ci addormentiamo guardando le stelle cullati dal rumore del mare.
Quando ci svegliamo è quasi l´alba e ci godiamo il sorgere del sole sul mare. Poco distante da noi ci sono alcuni pescatori, non hanno canne da pesca ma un semplice filo di nylon a cui è attaccato l´amo. Ogni volta che lo gettano in mare pescano grandi pesci guizzanti.

Fins, Oman, White Beach

Adri si mette subito a fare una serie di foto, la silhouette del pescatore con la dishdasha che si staglia contro la luce ha una sua poesia e merita di essere immortalato. Nonostante l´aspetto un po´ dimesso il pescatore estrae dalla tasca uno smartphone super evoluto per farsi mandare in tempo reale le foto appena scattate. In segno di gratitudine ci regala alcuni pesci. Non vorremmo sembrare scortesi ma siamo costretti a rifiutare, non sapremmo dove cucinarli né come conservarli durante il viaggio. A disagio dobbiamo insistere parecchio.

Smontiamo la tenda e partiamo subito in direzione di Bimmah Sink Hole, una piscina naturale all´interno del Hawiyat Najm Park.
E´ una sorta di dolina carsica di circa 40 metri di larghezza a circa 20 metri sotto la superficie terrestre. L´acqua è limpida e di colore turchese, circondata dalla roccia rossastra che si riflette sulla superficie dell´acqua come in uno specchio. E´ presto e non c´è ancora nessuno in giro, meglio così possiamo goderci la visita indisturbati. L´acqua trasparente è così invitante che Adriano si tuffa subito incurante del freddo. Il tempo di fare una nuotata e il luogo si riempie di turisti vocianti, facciamo qualche foto e scappiamo.

Ci mettiamo in marcia per raggiungere la tanto desiderata spiaggia. Attraversiamo panorami bellissimi: il deserto con alte montagne di rocce rosse lascia il posto a paesaggi lunari finché non arriviamo in prossimità di Muscat. Viaggiamo sulla tangenziale che taglia la capitale e da qui città sembra gigantesca e modernissima, aiuole fiorite delimitano le corsie dell´autostrada, tutto è pulito, curato e ordinato. E´ incredibile come una città così grande possa apparire così ordinata e pulita in una zona periferica.

Proseguiamo verso Al Sawadi e raggiungiamo il beach resort abbastanza presto. Lungo il tragitto spesso abbiamo delle difficoltà a seguire le istruzioni del navigatore. Ci sono molti lavori stradali e di conseguenza deviazioni. Molte strade poi sono di così recente costruzione che le nostre mappe digitali non sono aggiornate.
Alloggiamo presso Al Sawadi Beach Resort (http://www.alsawadibeach.info/), una moderna struttura organizzata come un villaggio turistico con piscine, bar e ristoranti, beauty farm e spiaggia attrezzata. Conquistiamo subito i lettini, il mare sembra abbastanza bello, la spiaggia è grande e poco affollata.
Poco distante sono ormeggiate le barche del diving e alcune imbarcazioni di pescatori locali. Finalmente possiamo rilassarci un po´. Non fa molto caldo e non appena cala il sole l´aria diventa decisamente fresca. La sabbia è un po´ scura, sembra quasi terra; dappertutto ci sono conchiglie sminuzzate che a volte pungono i piedi mentre si passeggia.
Le donne locali sono completamente coperte da informi tabarri neri, le più audaci indossano tute scure abbastanza aderenti e tutte hanno il capo coperto da foulard. Sulla spiaggia il contrasto fra le turiste occidentali in bikini e le donne omanite è ancora più evidente.
Il nostro riposo è disturbato dal rombo dei motori dei grossi fuoristrada: sono i giovani omaniti che si divertono a fare i testacoda e a derapare con le loro auto a folle velocità sulla battigia.
Al bar e al ristorante del resort sono serviti gli alcolici, l´unico posto finora dove sono legali. Ci lasciamo tentare da una bella birra fresca, la prima dopo quasi dieci giorni (escludendo quella calda di Mohammed....)
La cena è ottima e possiamo scegliere tra una grande varietà di piatti.

4/1/14
Adriano ha prenotato dall´Italia una gita alle Isole Daymanyiat, una riserva naturale al largo della costa davanti alla città di Barka.
Ci imbarchiamo al mattino presto insieme a un gruppo di sub. Fa abbastanza freddo e decidiamo di noleggiare la mezza muta. Saggia decisione: la giornata è molto ventosa e già in barca ho la pelle d´oca. Fino all´ultimo Adriano è stato incerto se fare o meno le immersioni, forse si è fatto un scoraggiare dal mare mosso e dal vento forte.
La navigazione dura circa 40 minuti durante i quali siamo sballottati e completamente spruzzati dalle onde.
Insieme a noi ci sono altri snorkellers, oltre a numerosi subacquei di varie nazionalità; arrivati in prossimità della terra scendiamo dalla barca e approdiamo su un´isolotto circondato dalla barriera corallina. La sabbia è bianchissima, soffice come borotalco, l´acqua cristallina lambisce le rosse rocce che si tuffano in mare, il cielo è di un azzurro intenso, nessuna nuvola all´orizzonte. Ci fosse qualche grado in più sarebbe la perfezione.

Daymaniyat Island, Oman, Al Sawadi

Nonostante il freddo indossiamo la maschera e il boccaglio e ci buttiamo subito in acqua. Davanti ai nostri occhi si apre uno spettacolo magnifico: giardini di corallo colorato a ventaglio e a ombrello e pesci di ogni dimensione e colore ci nuotano intorno curiosi. Ci godiamo le meraviglie marine della riserva finché non siamo sopraffatti dal freddo. Io sto tremando e devo uscire per riscaldarmi un po´ al sole.
Ma appena riprendiamo la temperatura ci ributtiamo subito in acqua, non possiamo non fare il bagno. Questa volta ci tuffiamo vicino agli scogli dall´altra parte della spiaggia. Anche qui i coralli sono meravigliosi, tantissimi pesci colorati ci nuotano a fianco quasi sfiorandoci.
Ci imbattiamo in un banco di pesci trombetta, nuotano indisturbati accanto a noi, li sento che mi sfiorano le gambe e le braccia e mi vengono incontro sulla maschera. Mi sembra tutto bellissimo, non so più da che parte guardare, ovunque guardiamo la barriera corallina e la sua fauna marina ci offrono uno spettacolo straordinario.
A un certo punto scorgo una grossa ombra scura sotto di me, guardo con più attenzione e vedo una grande tartaruga.
Adriano è un po´ lontano ma voglio avvisarlo subito prima che l´animale nuoti veloce verso il largo. Senza pinneggiare troppo forte per non spaventarla raggiungo Adriano e inizio a urlare nel tubo. Ne esce un gorgoglio indistinto, un TRTRG bofonchiato che però Adri capisce subito.
Eccitati come bambini buttiamo la testa sott´acqua e ne vediamo un´altra e poi un´altra ancora. Che meraviglia, stiamo nuotando insieme a 5 tartarughe che ci guardano curiose e tranquille. Restiamo con loro finché non siamo congelati dal freddo.
Tra un´immersione e l´altra la barca ritorna a riva e ci porta qualche biscotto e del tè caldo. Per fortuna non è ancora il momento di tornare al resort e quando loro ripartono per la seconda immersione noi ci rituffiamo in acqua. Vediamo un´altra tartaruga, è così vicina che sembra quasi ci stia guardando, incredibilmente non ha alcun timore di noi.
Purtroppo è arrivato il momento di rientrare. Risaliamo in barca pronti per rientrare all´hotel. Fa freddissimo e le onde alte unite alle raffiche di vento creano un effetto doccia che ci congela definitivamente.
All´arrivo in hotel ci regaliamo un massaggio rilassante.

5/1/14
Trascorriamo la mattina nel resort. Facciamo una lunga passeggiata in spiaggia. Ovviamente oggi il mare è una tavola e non c´è un filo di vento. Peccato, abbiamo scelto il giorno sbagliato per la gita in barca.
Dopo un po´ di relax in piscina lasciamo l´hotel e con il fuoristrada guidiamo fino a Muscat. Il traffico della mattina intorno alla città è caotico, la tangenziale è un groviglio di raccordi, rampe, cavalcavia, uscite, tutto complicato da numerosi cantieri stradali e nuove bretelle che il nostro navigatore non segnala nemmeno.
Per puro caso passiamo davanti alla Grand Mosque, la gigantesca moschea che il sultano dell´Oman ha fatto recentemente costruire. Non è orario di visita ma riusciamo comunque a entrare nel cortile e nella parte esterna. Gironzoliamo un po´ finché non veniamo bloccati da un sorvegliante. Ritorneremo domani per fare una visita più accurata.
Per il momento vistiamo il suq di Mutrah e gironzoliamo un po´ fra le botteghe di artigianato locale.
Solo qualche negoziante ci invita a entrare e ci offre la merce, la maggior parte ci ignora; ci seguono solo se entriamo e se ci dimostriamo interessati a qualche oggetto.
In generale i prezzi sono abbastanza elevati e compriamo solo qualche pareo e incenso profumato. Io ovviamente sono attratta dai gioielli in argento, tutti bellissimi e tutti carissimi.
Mentre giriamo nel suq incontriamo Elena Dak, l´accompagnatrice di Kel12 che abbiamo conosciuto a giugno a Favignana. E´ una piacevolissima sorpresa e siamo felici di poterla salutare in questa parte di mondo.
Prima di rientrare in hotel facciamo un giro al supermercato Lulu. Mi piace gironzolare fra gli scaffali alla scoperta dei prodotti locali. E´ enorme, file di scaffali espongono infinite varianti di prodotti. Non ci sono bevande alcoliche ma ci sono succhi di frutta e intrugli energizzanti con etichette e bottiglie molto simili a quelle della birra. Attirano la nostra attenzione le gigantesche confezioni di riso, sacchi di almeno 10 chili destinati a sfamare le numerose famiglie omanite.
Noi compriamo un po´ di datteri e di frutta secca da regalare agli amici al nostro ritorno in Italia.
Alloggiamo all´hotel Al Falaji (http://omanhotels.com/alfalaj/), non troppo distante dal centro. L´abbiamo scelto perché è anche un terminal dove possiamo lasciare l´auto noleggiata, possiamo così utilizzarla per girare fino all´ultimo giorno.

6/1/14
Ultimo giorno in Oman.
Visitiamo la Sultan Qaboos Grand Mosque. All´entrata le guardie controllano che il nostro (e soprattutto il mio) abbigliamento sia consono alla sacralità del luogo. Srotolo le maniche della camicia e la allaccio fino all´ultimo bottone, mi metto in testa un mortificante foulard che mi nasconde i capelli, ci togliamo le scarpe ed entriamo. Il marmo del pavimento è così pulito che ci si può specchiare, è persino piacevole camminare a piedi nudi. Costruita a partire dal 1995, è fra le tre più grandi moschee del mondo. La pianta quadrata della sala della preghiera misura 74,4 metri per lato e può contenere fino a 6500 fedeli, la cupola centrale è alta 50 metri, alla sua sommità è appeso un gigantesco lampadario di Swarovsky. Guardare tutto intorno ci fa girare la testa. Il pavimento è interamente ricoperto da un unico tappeto tessuto a mano del peso di 21 tonnellate. Gironzoliamo nei cortili esterni e nelle gallerie dove ammiriamo nicchie finemente decorate con piastrelle raffiguranti arabeschi di tutti i colori. Ci intrufoliamo nella libreria dove ragazze e ragazzi studiano; facciamo un po´ di foto in giro ma la nostra attenzione è diretta soprattutto ai libri illustrati esposti sugli scaffali.

Library, Grand Mosque, Oman

Dopo una lunga visita lasciamo la moschea e ci dirigiamo verso la Corniche dove facciamo una lunga passeggiata sul lungomare. Il panorama della città è molto interessante: da una parte il mare e la spiaggia, dall´altra le montagne color ocra su cui sorge la città, le case sono basse e quasi dello stesso colore della roccia in modo da non turbare troppo l´occhio dell´osservatore, una sorta di mimetismo urbano.
Visitiamo il Museo di Arte Moderna allestito in una tradizionale casa omanita ristrutturata che si affaccia sulla Corniche.
Ci aspettiamo di trovare opere di arte moderna, invece si tratta della ricostruzione di una casa degli anni 60 e 70, gli anni che segnano l´inizio dell´età moderna in Oman. E´ comunque interessante osservare l´organizzazione della vita famigliare durante quegli anni, inoltre la casa è molto bella, un susseguirsi di stanze, corti interne e corridoi che collegano gli spazi.
Verso sera visitiamo il quartiere Al Qurm, una zona residenziale di recente costruzione che si affaccia sulla spiaggia. E´ un quartiere molto interessante, pieno di locali alla moda e di giovani. In uno di questi locali affacciati sulla spiaggia incontriamo Ali, un ragazzo che gestisce un blog di informazioni turistiche che abbiamo contatto prima di partire. Parla un ottimo inglese e chiacchieriamo piacevolmente con lui mentre sorseggiamo succo di limone e menta, la variante analcolica del mojito. Siamo curiosi e gli facciamo un po´ di domande sull´Oman. Sembra che qui la crisi non sia arrivata, c´è lavoro e l´economia è in espansione. Perciò molti stranieri hanno deciso di trasferirsi a lavorare qui, grazie anche al clima favorevole e a una situazione politica molto tranquilla e sicura. E´ inevitabile fare il confronto con l´Europa segnata da una crisi economica che pare non finire mai. Ali ha viaggiato molto in Europa e capisce bene il nostro punto di vista.
Gli chiedo se esiste una periferia a Muscat, girando in auto sulla tangenziale ho notato che non esistono quartieri degradati o poveri, non mi pare di avere visto una banlieu coma la intendiamo noi occidentali. La sua risposta ci spiazza un po´, no non esiste una periferia brutta e povera a Muscat, tutti hanno una casa e un lavoro e le case sono tutte decorose. Ci tiene però a precisare che l´Oman è il paese meno ricco del Golfo...
Camminiamo un po´ sulla spiaggia, grande e lunga, piena di bei ragazzi che giocano a pallone o che fanno jogging e di conseguenza piena di belle ragazze che fanno lo struscio guardandosi intorno ammiccanti. Questa è la zona delle ambasciate straniere, quasi tutti i paesi europei hanno la loro sede qui; le case sono meravigliose e affacciano sulla spiaggia. Invidio un po´ la qualità della vita dei diplomatici che vivono qui.
Dopo aver passeggiato un po´ salutiamo Ali. 
Purtroppo è la nostra ultima serata in Oman. Spero di ritornarci, è un paese che mi ha lasciato un´ottima impressione.




Donne in abito tradizionale: l´abaya, lunga tunica di colore nero finemente decorato con fili d´oro e d´argento

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