Israele e Palestina. Maggio 2012

Tel Aviv, Nazareth, Gerusalemme, Hebron, Mar Morto: una settimana tra storia e cultura



Una settimana in un Paese mai visitato prima è poco, effettivamente. Ma la Terra Santa ci ha regalato emozioni così forti da indurci a ritornare appena possibile. Siamo a maggio, lontano dai recenti scontri dell´ultimo mese tra Hamas e le forze armate Israeliane.Non abbiamo mai avuto problemi o sensazioni di pericolo, nonostante la presenza costante di soldati. Abbiamo noleggiato un´auto all´aeroporto Ben Gurion e da lì abbiamo risalito la costa fino a Cesarea, San Giovanni d´Acri (Akko) e Haifa prima di rientrare verso Nazareth e il lago Tiberiade. Siamo scesi in macchina fino a Gerusalemme dove abbiamo fatto base per quattro giorni, approfittandone per due escursioni in giornata: una a Hebron e Betlemme in Palestina e l´altra verso Masada e il Mar Morto. 

Le foto sono nel solito photobook, mentre il diario è qui sotto...





ISRAELE e PALESTINA
25 maggio 2012 - 2 giugno 2012

Grazie al programma Millemiglia di Alitalia riusciamo ad avere i voli gratis, quindi prendiamo una settimana di ferie e si parte, destinazione Israele. Il paese è relativamente piccolo e abbastanza vicino, l´ideale per chi come noi ha solo pochi giorni a disposizione.

Partiamo da Milano venerdì 25 maggio alle ore 19:00 facendo scalo a Roma. Sull´aereo siamo seduti vicino a una ragazza israeliana con cui chiacchieriamo un po´. E´ molto stupita quando le diciamo che non andiamo a Tel Aviv per lavoro ma per turismo; non riesce a capacitarsi che qualcuno abbia voglia di visitare un paese famoso soprattutto per auto bombe e attacchi terroristici.






Giorno 1 - SABATO 26/5/2012
Tel Aviv - Cesarea - Haifa - Akko


Arriviamo a Tel Aviv alle 2:30 di sabato mattina. Sembrava inutile prendere una camera in hotel per dormire solo poche ore e per questo motivo avevamo prenotato un´auto a noleggio prima di partire. L´addetto della Budget, dove abbiamo riservato l´auto, ci fornisce qualche mappa e ci dà alcune indicazioni per imboccare la superstrada che conduce a nord, una vera e propria autostrada a tre corsie. Gratuita.


Percorriamo pochi chilometri e subito siamo vinti dal sonno. E´ shabbat per cui è tutto chiuso e non possiamo nemmeno fermarci a bere un caffè. Facciamo quindi una pausa nel parcheggio di una stazione di servizio, recliniamo i sedili e ci addormentiamo all´istante.


Ci svegliamo al sorgere del sole e riprendiamo la strada verso Cesarea per visitare il sito archeologico dell´antica città romana. Arriviamo che è ancora chiuso (sono le 7:30 e un cartello ci informa che l´orario di apertura è alle 8:00). Attraverso il cancello vedo un signore, probabilmente il custode, e provo a chiedere qualche informazione.


Il signore molto gentilmente apre il sito in anticipo apposta per noi. Incredibile!


Chiacchieriamo un po´, vuole sapere da dove veniamo e perché siamo in Israele (stesso stupore della ragazza sull´aereo, iniziamo a sospettare che forse abbiamo scelto una destinazione azzardata). Ma soprattutto vuole capire perché siamo svegli così presto.


Ovviamente siamo gli unici visitatori, incrociamo solo qualche pescatore e qualche sportivo che fa jogging.


Il sito è meraviglioso, davanti a noi possiamo ammirare il mare e sulla spiaggia le rovine dell´antico porto romano; gironzoliamo indisturbati tra l´ippodromo e le terme e tra i resti dell´acquedotto. Tutto è ordinato, pulito e organizzato. Poco distante si trovano alcuni locali e negozi, oltre ad alcuni centri sportivi di diving e paddling. Facciamo colazione in un bar affacciato sul mare; conto salato come in centro a Milano. Non abbiamo ancora cambiato i soldi ma non c´è problema, per i pagamenti accettano qualsiasi cosa: sheqel, dollari americani, euro, carte di credito. E per il momento riusciamo a non morire di fame.


Risaliamo in macchina proprio mentre stanno arrivando numerosi autobus carichi di turisti e proseguiamo verso Haifa. Ma abbiamo ancora sonno e non riusciamo a tenere gli occhi aperti. La spiaggia è così bella e invitante che decidiamo di fare una sosta e di riposare un po´.


La spiaggia è molto ampia e piena di gente del posto: in mezzo a gruppi di amici e famiglie al gran completo svettano le torrette dei bagnini. Ammiriamo con un po´ di invidia queste spiagge libere attrezzate con zone palestra dove tutti possono utilizzare le macchine per fare esercizi (stepper e cyclette perfettamente funzionanti, nessun danneggiamento visibile da parte di vandali) e le zone d´ombra create da grandi tettoie di legno. Purtroppo il confronto con tante altre spiagge libere in Italia è inevitabile.....


Dopo una sana dormita lasciamo la spiaggia per visitare il centro di Haifa, in particolare i famosi giardini Bahai, 19 giardini terrazzati costruiti intorno al Mausoleo del Bab sul Monte Carmelo. All´entrata siamo sottoposti a controlli di sicurezza ma la visita si conclude praticamente appena varcata la soglia. Purtroppo ci informano che si può salire solo fino alla prima terrazza perché la parte superiore è riservata ai fedeli della religione bahai.


Pranziamo allora dall´ottimo Fattoush, un ristorante in stile beduino poco distante dai giardini. L´humus è eccellente e la spremuta di limone con menta crea ad Adri una pericolosa dipendenza.


Rifocillati proseguiamo verso Akko, nota in italiano come San Giovanni d´Acri, nella Galilea occidentale. La strada a sinistra costeggia il mare mentre a destra vediamo scorrere l´entroterra ricco di coltivazioni strappate all´avanzare del deserto. Raggiungiamo in poco tempo la cittadina ma fatichiamo un po´ a capire come entrare con l´auto nella cerchia delle vecchie mura difensive, al cui interno si trova il nostro hotel.


Alloggiamo presso l´Akkotel (www.akkotel.com) un edificio storico ristrutturato che fu in passato una prigione inglese. Le pareti delle stanze sono i muri originali dell´edificio e creano un ambiente particolarmente suggestivo. Lasciamo gli zaini in camera e usciamo subito per fare un giro.


La città, dichiarata dall´Unesco patrimonio mondiale dell´umanità, è un´antica fortificazione crociata protetta da alte mura che sorge di fronte al porto Pisano. Gli Ottomani, una volta occupata Akko, utilizzarono ciò che rimaneva delle fortificazioni crociate per erigervi le proprie mura e i propri palazzi.


Passeggiamo nei vicoli dall´atmosfera araba mentre il muezzin intona la preghiera della sera. Le viuzze antiche sono meravigliose, i suoni si mescolano ai profumi di spezie e ci avvolgono in un´atmosfera fuori dal tempo.
Ceniamo al ristorante Doniana costruito sui bastioni delle mura. Da qui si può ammirare la vista del porto e delle mille luci vibranti sulla costa.
Beviamo un tipico caffè arabo in una bottega in un vicoletto buio, in un angolo suggestivo della città dove le piante sono interrate in scarpe e in borse appesi alle pareti degli edifici. Una curiosa alternativa ai soliti vasi.


Giorno 2 - DOMENICA 27/5/2012
Akko, Tiberiade, Bethsaida, Nazareth


Sveglia presto, colazione e visita della città vecchia.


Lavori archeologici di recupero hanno portato alla luce l´antica fortezza dei Cavalieri dell´Ordine degli Ospitalieri, rimasta sepolta dalle macerie durante i secoli. I resti portano i segni delle successive dominazioni: dopo gli ottomani, alla caduta dell´impero turco, la città passò sotto mandato britannico e venne trasformata dagli inglesi in una prigione.


Visitiamo un complesso di sale costruite dall´Ordine dei Cavalieri composto da ampi saloni, passaggi segreti, resti di chiese e antiche fogne riportate alla luce e aperte per un tratto alla visita.


Nel biglietto d´ingresso è compresa anche la visita all´hammam. Un curioso percorso multimediale ripercorre come in un film le tappe della storia del bagno turco. L´intenzione è di presentare l´hammam e i suoi protagonisti in maniera spiritosa e divertente, ma in realtà la messa in scena è troppo lunga e a tratti anche un po´ ingenua.




Lasciamo Akko e con l´auto ci dirigiamo verso la Galilea. Arrivando dall´alto delle colline scorgiamo in lontananza il grande lago di Tiberiade con spiagge affollate di bagnanti e rumorose moto d´acqua. Le spiagge del lago sono infatti molto frequentate dagli israeliani che vengono qui per prendere il sole o per fare una nuotata.
Ci fermiamo a visitare la casa di San Pietro, dove sugli antichi resti in pietra della dimora è stata eretta una chiesa.
Proseguiamo verso il Monte delle Beatitudini ma purtroppo il sito è chiuso e non possiamo visitarlo.


Giriamo un po´ intorno al lago con l´intenzione di visitare quello che viene definito dalla guida "un interessante sito archeologico con un anfiteatro romano molto ben conservato". Io però confondo Bethsaida con Beitshean e finiamo a visitare i resti di un antico insediamento urbano, probabilmente il villaggio dove predicava Gesù. Siamo gli unici visitatori e iniziamo a gironzolare un po´ fra i resti cercando di intuire dove fossero le botteghe e le case. Bethsaida era il villaggio dove nacquero almeno tre discepoli di Gesù (Pietro, Andrea e Filippo) e dai numerosi resti che gli archeologi negli ultimi 25 anni sono riusciti a riportare alla luce si può dire con sicurezza che il Cristo stesso passò parte del suo tempo tra queste mura per convertire i giovani. Non ci sono chiese e neppure negozi di souvenir: soltanto un gran senso di pace e tranquillità.


Riprendiamo allora l´auto e proseguiamo passando attraverso Cafarnao e la cittadina di Tiberiade.


Nessuna di queste città è particolarmente bella o offre attrazioni turistiche: sono più che altro luoghi interessanti dal punto di vista storico e religioso.


Lungo la strada ci fermiamo al Monte Tabor (o Monte Tsipori) per visitare la Basilica della Trasfigurazione, ma purtroppo è già tardi e il sito sta per chiudere. Proseguiamo quindi verso Nazareth.
La città sorge su un colle e appare subito molto grande.
Non è facile orizzontarsi tra le vie avendo come unico riferimento la cartina stradale. Cerchiamo di trovare qualche indicazione più precisa sulle mappe dell´iPad ma guidare nel traffico caotico e nelle strette viuzze della città vecchia è un´impresa. 
A Nazareth alloggiamo presso Fauzi Azar Inn (www.fauziazarinn.com), una locanda ricavata all´interno di un´antica dimora araba situata nella città vecchia. L´hotel si trova in una viuzza in mezzo a un labirinto di vicoli e piazzette raggiungibili solo a piedi. Per fortuna dopo vari giri e grazie all´abilità di Adriano riusciamo a infilarci in uno stretto vicolo e a posteggiare l´auto in uno slargo poco distante da Fauzi Azar.
L´edificio è del XVIII secolo e sorge nel mezzo del suk arabo di Nazareth.
La proprietà è della famiglia Azar chè è riuscita a mantenere intatta l´atmosfera della dimora anche dopo i lavori di ristrutturazione: sulla corte interna si affacciano i ballatoi e i terrazzini delle camere degli ospiti, ripide scale in pietra conducono ai piani superiori e numerosi divanetti e poltroncine con coloratissimi cuscini sono a disposizione dei clienti nel bel mezzo del patio.
Lasciamo gli zaini in camera e usciamo subito per esplorare i dintorni. Siamo a due passi dalla Basilica dell´Annunciazione e ne approfittiamo per fare una visita. La Basilica è moderna e sorge sui resti dell´antica chiesa. Entriamo e siamo abbastanza emozionati: siamo nei luoghi storici dove visse Gesù e finalmente possiamo vedere con i nostri occhi posti che abbiamo immaginato fin dai tempi del catechismo. Per noi non è solo una questione religiosa: indipendentemente dal fatto che si creda o no, questi luoghi fanno comunque parte della nostra storia e della nostra cultura ed esserci è per noi importante.
Sta iniziando la messa; è in arabo ma decidiamo di assistere anche se non capiamo nulla; bene o male conosciamo il rito e riusciamo a seguire qualche passaggio.
Ceniamo al ristorante Tishreen (http://tishreen.rest-e.co.il/) segnalato dalla guida come uno dei migliori della città. La cena è ottima e all´altezza delle aspettative.


Giorno 3 - LUNEDI´ 28/5/2012
Nazareth - Gerusalemme

L´ostello organizza un tour della città vecchia guidato da Lisa, una ragazza americana che da qualche anno ha abbandonato gli Stati Uniti e si è trasferita a Nazareth per partecipare a numerosi progetti umanitari. Il tour è gratuito e i partecipanti sono invitati a lasciare un´offerta che verrà devoluta alle famiglie bisognose di Nazareth, sia musulmane che cristiane ed ebree. Ci uniamo volentieri al gruppo di composizione molto eterogenea: ci sono due italiani, due tedeschi, due olandesi, un´americana e un´australiana.... Prima di uscire nei vicoli della città vecchia la padrona di casa ci racconta la storia della sua famiglia e di Fauzi Azar Inn. Nato dall´idea di un israeliano (un pioniere se pensiamo all´ostilità degli arabi di questa città nei confronti degli ebrei) l´ostello è il frutto di un progetto di "avvicinamento" fra le due comunità e di recupero degli edifici arabi occupati dai profughi dopo la creazione dello stato di Israele. La casa fu abbandonata in seguito alla fuga della famiglia Azar in Siria; dopo anni e dopo varie vicissitudini la famiglia riuscì a rientrarne in possesso e la restaurò trasformandola in un ostello, contribuendo così al recupero di tutta la città vecchia. Gli Azar hanno fatto da esempio per altre famiglie e molti altri edifici sono stati sottratti al degrado, facendo sì che numerosi progetti a sostegno della comunità locale fossero avviati.
Seguiamo Lisa come cagnolini nelle strette viuzze del suk, passiamo tra le botteghe e le bancarelle dove ci soffermiamo a osservare il lavoro del falegname (siamo a Nazareth, del resto!) e ad annusare le profumate spezie. Visitiamo la moschea dove conosciamo l´imam, un simpatico vecchietto che si mette subito a parlare di calcio con i ragazzi del gruppo.
Incontriamo persone sorridenti e disponibili che si intrattengono volentieri a chiacchierare con i turisti. Immagino però che gli equilibri in queste terre siano molto precari e che molto spesso vecchi rancori difficilmente possano essere lasciati alle spalle. Non dobbiamo però dimenticare che l´ostello è il frutto di una collaborazione fra un´araba e un ebreo: forse qualcosa lentamente sta cambiando anche qui.
Al rientro dal tour recuperiamo l´auto e proseguiamo verso Gerusalemme percorrendo la Highway 6 o Itzhak Rabin Highway, la nuova autostrada che collega il nord al sud evitando la trafficata strada costiera.
Iniziamo a vedere numerosi ultra ortodossi, rari nella zona costiera di Tel Aviv e al nord. Gli uomini indossano tutti il cappello nero a tesa larga, da cui spuntano i lunghi riccioli ai lati del capo. Le donne indossano lunghi gonnelloni e camicie dalle maniche lunghe, il capo è coperto da informi turbanti o berrettoni che ne mortificano un po´ l´aspetto.
Alla nostra sinistra per un tratto l´autostrada costeggia la Cisgiordania e passa accanto al muro di confine (o contenimento?), con tanto di torrette di avvistamento e filo spinato. Numerose auto della polizia transitano sulla corsia adiacente, stanno probabilmente pattugliando questa controversa zona.

Raggiunta Gerusalemme inizia la ricerca dell´ufficio Budget dove dobbiamo lasciare l´auto. La città è molto grande e non sappiamo quale direzione prendere. Il traffico è quello dell´ora di punta, caotico e immobile sotto un sole cocente. Ci mettiamo un po´ a trovare la direzione corretta ma grazie al notevole senso dell´orientamento di Adriano riusciamo a trovare l´ufficio in tempi ragionevoli. Fortunatamente non siamo troppo distanti dalla città vecchia e riusciamo a percorrere il tragitto a piedi con gli zaini sulle spalle.


Entriamo nella città vecchia dalla New Gate e subito ci ritroviamo immersi in un´atmosfera unica. Vicoli stretti coperti da volte e archi, ai lati case antiche o minuscole botteghe con le merci esposte fuori in una babele di lingue e di fisionomie diverse. Arabi, ebrei, turisti, suore, pope, pellegrini che ripercorrono la via crucis con la croce sulle spalle e tantissimi soldati armati affollano le vie.

Alloggiamo all´Austrian Hospice (www.austrianhospice.com) situato nel cuore della città vecchia sulla Via Dolorosa (sorge proprio in corrispondenza di una stazione della Via Crucis). L´edificio fu costruito nel XVIII secolo per ospitare i pellegrini cattolici in Terrasanta. Oggi, oltre ai pellegrini, alloggiano anche numerosi turisti. Bello e molto pulito offre stanze semplici e spaziose, i vasti corridoi silenziosi e la tranquillità del giardino creano un netto contrasto con la confusione dei vicoli all´esterno. Il personale accoglie gli ospiti con efficienza e freddezza teutonica, parla solo se interrogato e solo per fornire informazioni essenziali. Sono gentili, peccato che sorridano troppo poco.
Abbiamo scelto l´Austrian Hospice per la famosa terrazza panoramica, da cui si possono ammirare la cupola d´oro della moschea Al-Aqsa e il Monte degli Ulivi, i minareti delle moschee si alternano ai campanili delle chiese cristiane, e qua e là spuntano sui tetti le stelle di David delle bandiere israeliane.
Rimaniamo incantati dalla vista, la calda luce del sole che sta per tramontare esalta l´oro della cupola e il color sabbia della pietra con cui è costruita tutta la città. Siamo emozionati, finalmente siamo nei luoghi dove sono nate le tre maggiori religioni monoteiste e ci sembra quasi di sentire un´energia particolare.


Vogliamo vedere il Muro del Pianto e la moschea. Giriamo un po´ tra le viuzze ma siamo subito bloccati dalla polizia, non si può accedere alla moschea da questa parte, è l´accesso riservato ai musulmani. I turisti devono per forza tornare indietro e passare da un´altra via. Non osiamo insistere, sono tutti armati fino ai denti, gentili ed educati ma troppo seri anche solo per tentare di fare una battuta.
Torniamo indietro camminando nei bui e tortuosi vicoli finché non avvistiamo l´accesso per il Muro del Pianto. I controlli sono minuziosi: depositiamo le borse sul nastro per il controllo ai raggi x e noi passiamo sotto il metal detector, tutto sotto gli occhi attenti di numerosi militari armati di mitragliatrice.
Passiamo un corridoio e finalmente ci troviamo davanti la grande piazza del Muro del Pianto e rimaniamo incantati dallo spettacolo. Gli uomini pregano in una vasta zona separata da un´alta recinzione che ne impedisce la vista dalla zona riservata alle donne, più piccola e quindi più densa di persone. Gli uomini indossano gli abiti tradizionali degli ortodossi, pantaloni e lungo cappotto neri, camicia bianca e cappello nero a tesa larga da cui spuntano ai lati del viso lunghi riccioli di capelli. Le donne indossano gonnelloni, le maniche delle camicie coprono completamente le braccia e grandi berrettoni o addirittura parrucche nascondono i capelli.
Il piazzale è affollato di fedeli che si fanno largo tra la calca per raggiungere e toccare il muro. Le donne pregano bisbigliando, alcune tengono davanti agli occhi i libri delle preghiere. Mi guardo intorno curiosa e noto che alcune fedeli stanno piangendo, tengono i libri così vicini al viso che vedo alcune pagine deformate dalle lacrime, l´inchiostro si è quasi sciolto.
Mi sento un po´ impacciata, non capisco una parola della loro lingua e non conosco il rituale, ma sono curiosa e affascinata dalla profonda religiosità che manifestano. Anche se alcune fedeli parlano al cellulare, ridono e chiacchierano ad alta voce incuranti delle persone assorte in preghiera l´atmosfera è molto toccante.


Sono emozionata e a fatica raggiungo il muro per lasciare nelle fessure tra le pietre il foglietto con la mia preghiera. Mi dispiace non poter condividere con Adriano un momento per me molto importante e profondo. Non importa se la mia religione è un´altra, il contatto con il Divino è un momento che vivo sempre con grande rispetto. Una scritta all´entrata della piazza recita The Divine Presence never moves from the Western Wall.
Rientriamo presto all´Hospice e ci godiamo la bella vista della cupola d´oro illuminata.


Giorno 4 - MARTEDI´ 29/5/2012
Gerusalemme

Come al solito ci svegliamo presto. Andiamo a visitare la Basilica del Santo Sepolcro, costruita sul luogo che la tradizione cristiana indica come quello della crocifissione, unzione, sepoltura e resurrezione di Gesù.


La Basilica sorge al termine della Via Dolorosa e al suo interno si trovano il Golgota, luogo della crocifissione, e il sepolcro scavato nella roccia, dove secondo il Nuovo Testamento fu sepolto Gesù.


La Chiesa è la sede del Patriarcato ortodosso di Gerusalemme e anche del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, ma il Patriarca cattolico può celebrare solo negli spazi stabiliti dagli accordi che regolano la custodia della Terra Santa. La situazione è molto complicata e spesso vi sono tensioni fra la Chiesa ortodossa greca e la Chiesa apostolica romana.


Appena varcata la soglia si trova la Pietra dell´Unzione, dove secondo la tradizione il corpo di Gesù venne preparato per la sepoltura. La pietra viene periodicamente unta e i fedeli strofinano oggetti sacri in modo da lasciare traccia dell´olio e potersi portare a casa un po´ della sacralità del luogo. 


A un livello superiore rispetto al resto della chiesa si trova il Golgota, ritenuto il luogo dove venne crocifisso Gesù e dove è stato eretto l´Altare della Crocifissione. Siamo affascinati dalla visita e ci fermiamo a osservare attentamente ogni luogo. Ci troviamo nel luogo più sacro della cristianità e l´emozione è forte; per noi che siamo cresciuti con gli insegnamenti del catechismo è un momento importante che viviamo entrambi con grande rispetto. Ciò detto non possiamo che rimanere perplessi davanti a visitatori quasi invasati o che addirittura si atteggiano nei gesti e nell´aspetto a Gesù Cristo.
Vorremmo visitare il Sepolcro, dove si presume che Gesù sia stato sepolto. La fila è però lunghissima, i gruppi di turisti e di pellegrini formano un serpentone che si snoda intorno all´altare, alcuni spintonano molto agguerriti per avanzare di qualche posto. Non abbiamo voglia di metterci in coda e decidiamo di tornare la mattina dopo all´alba. Magari alle 4 del mattino non ci sono così tanti turisti.
All´uscita ci dirigiamo verso la moschea Al-Aqsa. Si tratta di un complesso di edifici religiosi situati su un territorio disputato da israeliani e palestinesi. Per ragioni di sicurezza l´accesso al sito è regolamentato dagli israeliani, anche se il controllo della moschea è gestito da una fondazione islamica; inoltre una parte dei muri che circondano la moschea fa parte del Muro occidentale, luogo sacro per gli ebrei. Di conseguenza la zona è spesso fonte di conflitto e di scontri fra i fedeli ebrei e musulmani. Per noi che siamo al di fuori delle dispute tutto questo pare assurdo, per me è una follia accedere a un luogo di preghiera (il Muro del Pianto) passando davanti a soldati in assetto di guerra, essere costretti a passare sotto un metal detector e subire la perquisizione della mia borsa. Come è altrettanto assurdo che per accedere alla moschea siamo costretti a seguire un percorso obbligato dentro una sorta di gabbia. Ma non possiamo fare altro che adeguarci.
Purtroppo non possiamo entrare nella moschea, è riservata agli islamici. Rimaniamo perciò nel grande cortile esterno. Facciamo qualche foto alla famosa cupola d´oro e visitiamo il giardino; dopo circa 15 minuti si avvicina un uomo in borghese, educatamente ci domanda in italiano se la moschea ci piace e se abbiamo gradito la visita, infine ci invita a lasciare il luogo. I non musulmani possono fermarsi in visita solo pochi minuti e poi sono costretti ad andare via. Ubbidiamo.
Gironzoliamo un po´ per il quartiere ebraico, poco distante dalla moschea.
Ci sediamo su una panchina per riposarci un po´ e veniamo avvicinati da un simpatico signore anziano. Chiacchiera con noi in inglese e ci dà alcuni consigli pratici di luoghi da visitare o di posti dove andare a mangiare ma poi al momento dei saluti ci chiede dei soldi...
Seguiamo comunque i suoi consigli e dopo pranzo andiamo a visitare la Torre di David. Ne vale la pena. Si tratta di un´antica cittadella fortificata situata nella città vecchia nei pressi della Porta di Giaffa. Risale al II secolo a.C. e oggi ospita numerosi concerti e spettacoli di musica e luci. Dalle torrette si domina l´intera città e la vista panoramica è stupenda.
Terminata la visita ci dirigiamo verso l´Orto del Getsemani, situato su un´altura poco fuori la città vecchia di Gerusalemme sul Monte degli Ulivi. Fa molto caldo e la strada è tutta sotto al sole. La salita è faticosa.


Ci dicono che alcuni ulivi hanno più di 2000 anni e hanno quindi "assistito" agli eventi dell´epoca di Gesù. Proseguiamo la salita e passiamo davanti a un grande cimitero ebraico. Non possiamo entrare, è infatti considerato territorio sacro dove i non ebrei non possono accedere. E´ completamente spoglio, non ci sono fiori né alberi o piante, solo le tombe, nude e allineate, con qualche sasso sopra.
Orami si è fatta quasi sera, rientriamo verso l´Austrian Hospice e lungo le vie della città vecchia incontriamo numerosi gruppi di pellegrini che con le croci in spalla ripercorrono la via crucis pregando.


Giorno 5 - MERCOLEDI´ 30/5/2012
Gerusalemme - Masada - Mar Morto - Gerusalemme

Sveglia all´alba per visitare il Santo Sepolcro. Alle 6 arriviamo alla basilica. Fuori non c´è nessuno e questo ci fa ben sperare, ma quando arriviamo all´interno troviamo il sepolcro sbarrato dalle transenne. Una persona ci ferma e ci spiega che è in corso una messa privata. C´è già in attesa un gruppo di spagnoli e anche loro hanno "prenotato" una messa privata. Non posso credere di essere qui a quest´ora e di non riuscire a entrare, non posso nemmeno credere che un luogo così sacro possa essere prenotato a uso esclusivo di un gruppo di persone. Adri ed io siamo fortemente motivati: al termine della messa con qualche educata sgomitatina riusciamo a intrufolarci fra le transenne, giusto il tempo di guardare la cripta e inginocchiarci. Poi usciamo soddisfatti.
Oggi abbiamo organizzato una gita al Mar Morto e a Masada, un importante sito archeologico simbolo della causa sionista.
Partiamo con un pulmino, appena usciti da Gerusalemme ci ritroviamo quasi subito nel deserto. Qua e là vediamo alcuni beduini che pascolano il bestiame. E´ un deserto roccioso con alte montagne, fa caldissimo ed è un luogo molto inospitale in cui vivere non deve essere troppo semplice.
Ci sono alcuni kibbutz dove i residenti si sono dedicati all´agricoltura riuscendo a coltivare una terra così arida. Sembra quasi incredibile.
Il panorama è desolato ma suggestivo al tempo stesso. La vista all´orizzonte è deformata dalla calura.


Arriviamo a Masada che è quasi mezzogiorno, non proprio l´orario giusto per fare la nostra visita, ma tant´è. La fortezza sorge su una rocca a 400m di altitudine rispetto al Mar Morto; mura alte cinque metri la rendevano praticamente inespugnabile ad eventuali assedi.
La salita a piedi è abbastanza faticosa e molti turisti iniziano la scalata molto prima dell´alba in modo da poter vedere sorgere il sole dai resti della fortezza. Noi saliamo con la funivia che copre un dislivello di circa 300 metri.
La fortezza divenne nota per il lungo assedio (tre anni circa) dell´esercito romano durante la prima guerra giudaica. Per raggiungere la fortezza i romani decisero di costruire una rampa di accesso lungo la montagna, impiegando un numero incredibile di uomini e tanto tempo. I soldati riuscirono a raggiungere la rocca e fare breccia nelle mura dopo un lungo assedio. Un giorno riuscirono però a entrare senza alcuna resistenza e trovarono solo i resti di un suicidio di massa messo in atto dalla comunità ebraica residente. Gli abitanti scelsero la morte piuttosto che diventare schiavi dei romani. Masada diventò così il simbolo della resistenza sionista e ancora oggi le reclute dell´esercito israeliano prestano qui il giuramento di fedeltà al grido di "Mai più Masada cadrà".
In realtà le ricerche effettuate durante alcuni recenti scavi archeologici hanno messo in dubbio il suicidio di massa e pare che l´assedio sia stato in realtà più breve di tre anni. Al di là di queste "dispute" storiche il sito è bellissimo e il panorama molto suggestivo. Purtroppo il sole è allo zenith e il caldo non perdona, ci trasciniamo da un angolo all´altro in cerca di un po´ di ombra. Ascoltiamo le interessanti spiegazioni della nostra guida che ci racconta alcuni aspetti pratici della vita in un luogo così inospitale. Ad esempio la costruzione di acquedotti permise agli abitanti di raccogliere la scarsa acqua piovana e di convogliare i corsi d´acqua sotterranei in cisterne, in modo da avere una notevole quantità di acqua disponibile.
Dopo pranzo ci dirigiamo verso Mineral Beach, uno stabilimento termale sul Mar Morto dove facciamo il bagno e ci impiastricciamo con il fango. In realtà lo stabilimento è molto spartano, niente a che fare con l´idea di spa lussuosa ma è sempre divertente galleggiare sulle acque salate di questo mare. Dopo un bagno e un impacco di fanghi la pelle è meravigliosa e liscia.
Mentre siamo piacevolmente adagiati in spiaggia volano sulla nostra testa i caccia; come apprenderemo dai giornali il giorno seguente sono diretti alla striscia di Gaza per un raid.

Rientriamo in serata a Gerusalemme e dopo cena assistiamo allo spettacolo suoni e luci alla Rocca di David. E´ molto suggestivo vedere i resti della torre sapientemente illuminati nel buio della sera.


La storia di Gerusalemme viene raccontata attraverso video magistralmente proiettati sui resti della torre e sulle mura circostanti, creando un´affascinante animazione tridimensionale accompagnata dalla musica. E´ vietato fare riprese o foto e i controlli sono molto rigidi.


Giorno 6 - GIOVEDI´ 30/5/2012
Gerusalemme - Hebron - Betlemme - Gerusalemme - Tel Aviv

Lasciamo a malincuore Gerusalemme. Oggi abbiamo organizzato la gita a Hebron e Betlemme e al nostro ritorno partiremo direttamente per Tel Aviv.

Davanti al Ymca, sistemazione lussuosa a dispetto del nome, abbiamo appuntamento con  Fred di Green Olive Tours e gli altri partecipanti al tour. Green Olive Tours è una compagnia che organizza visite guidate nei territori palestinesi: Fred è ebreo e si avvale della collaborazione di guide palestinesi, lavorando insieme per promuovere la pace e per far capire ai turisti che una collaborazione fra ebrei e palestinesi è possibile in un clima di fiducia e rispetto reciproco.
Siamo molto curiosi, vogliamo vedere da vicino una realtà di cui sentiamo tanto parlare ma che conosciamo poco. Cerchiamo di liberarci di ogni pregiudizio e preconcetto, vogliamo guardare con i nostri occhi e cercare di capire.
Passiamo attraverso il primo check point ed entriamo nell´area A, a totale controllo palestinese. Poi è un continuo transitare tra area B (a parziale controllo palestinese) e area C (a totale controllo israeliano).


La divisione dei territori è complicata e non sempre viene rispettata dalle parti. A volte può capitare che i coloni ebrei "invadano" alcune zone che sulla carta sono sotto il controllo palestinese.


La nostra guida ci spiega che la zona C avrebbe dovuto man mano ridursi, ma in realtà si sta a poco a poco espandendo inglobando territori dell´area B.
Ci sembra molto complicato, vivere qui deve essere una sfida difficile ogni giorno.
Noi come turisti cristiani possiamo muoverci liberamente in tutte le zone. Su suggerimento della guida alcuni turisti americani ebrei si dichiarano anch´essi cristiani, in modo da evitare problemi ai vari check point.


Samer è la nostra guida, un palestinese molto attivo nel processo di avvicinamento fra le due parti.


Cerca di spiegarci cosa significhi vivere da palestinesi qui, non poter godere degli stessi diritti degli israeliani ed essere spesso vittime di soprusi. Non esprime alcun giudizio, fa solo una cronaca di ciò che un palestinese deve affrontare ogni giorno: i posti di blocco in cui si può essere fermati senza alcuna ragione apparente, le perquisizioni e le armi puntate addosso, le strade riservate e transennate e i percorsi obbligati.


Samer e altre guide della compagnia si impegnano per organizzare incontri fra ebrei e palestinesi in modo da favorire la conoscenza reciproca. Molti di questi incontri avvengono in segreto: gli ebrei non possono entrare nell´area A e i palestinesi non possono spostarsi nelle altre zone, tutti si muovono nella clandestinità. Samer e Fred sono amici e si incontrano una volta alla settimana, a volte in terra palestinese e a volte in terra israeliana e a turno ognuno di loro rischia l´arresto se viene beccato nella zona sbagliata.


Corrono grossi rischi ma credono in quello che fanno, non è stando chiusi nei propri ambiti che si crea l´integrazione e il rispetto verso gli altri. Quella ebrea e quella islamica sono due comunità con un forte senso di appartenenza ed entrambe hanno bisogno di conoscersi e di aprirsi. Detto così sembra molto semplice e molto ovvio.
Ogni tanto passiamo davanti ai settlements dei coloni ebrei, circondati e protetti dai soldati dell´esercito israeliano.
Arrivati a Hebron visitiamo il suk arabo. Alziamo gli occhi al cielo e notiamo che le vie sono protette da una rete metallica che si estende da una casa all´altra, all´altezza del primo piano circa. Samer ci spiega che le case sono abitate da ebrei che lanciavano la spazzatura e i rifiuti sui passanti e sulle bancarelle degli arabi. Stanchi di farsi tirare addosso spazzatura i palestinesi hanno eretto una "gabbia" di rete metallica a protezione.
I rifiuti sono però così numerosi che il cielo non è quasi più visibile.
Visitiamo la Moschea di Abramo e per accedervi dobbiamo attraversare un check point presidiato da soldati israeliani. All´entrata dobbiamo sottoporci a ulteriori controlli, sempre gestiti dai soldati dell´esercito israeliano.
L´interno è molto semplice e poco decorato e in una zona sono custodite le tombe dei patriarchi, ritenuti sacri da ebrei, musulmani e cristiani. Le tombe dei patriarchi sono di fatto visibili sia dalla moschea che dalla sinagoga e sono posizionati da essere praticamente in comune.
All´uscita della moschea visitiamo la sinagoga, attigua ma di fatto separata da ulteriori posti di blocco e controlli. E´ estenuante... All´entrata ci chiedono se siamo cristiani e alla nostra risposta affermativa ci consentono di accedere. Samer ovviamente è costretto ad attenderci fuori, lontano, in una zona consentita ai palestinesi.

In un breve tratto di strada la situazione dei permessi rasenta il ridicolo. Per circa 50 metri la strada è divisa da alcune transenne in cemento alte poco meno di mezzo metro. I palestinesi possono passare solo a piedi nella parte più stretta lungo gli edifici mentre il resto della strada è riservato agli ebrei che possono transitare anche in auto. Nonostante i palestinesi abbiano libero accesso possono essere fermati ed eventualmente trattenuti dai soldati israeliani del check point in qualsiasi momento. I militari possono controllare i documenti e, a loro piacimento, possono restituirlo immediatamente oppure dopo 5 minuti, mezz´ora o 5 ore e il malcapitato è costretto ad aspettare lì di fronte al gabbiotto del soldato con qualsiasi tempo e temperatura. Mentre siamo seduti a bere un tè assistiamo a una scena del genere. Fortunatamente si risolve in tempi brevi.
Pranziamo presso una numerosa famiglia palestinese dove mangiamo un ottimo riso giallo con pollo e cavolfiori. Prima di uscire ringraziamo per il pranzo e salutiamo dalla porta le donne in cucina.

Samer ci invita a fare due passi nella via principale di Hebron. Sembra una città fantasma: nessuno in giro, le case sono tutte chiuse, le saracinesche dei negozi tutte abbassate, gli edifici sembrano abbandonati; vediamo solo soldati con il mitra in mano appostati sui tetti o agli angoli delle strade, tutti indossano elmetto e giubbotto antiproiettile. Adesso il caldo è tollerabile ma d´estate deve essere un inferno.
Le case e le attività commerciali erano degli ebrei ma la maggior parte è stata abbandonata per ragioni di sicurezza. Ogni tanto passa un´auto con a bordo coloni ultraortodossi, molto spesso armati di M16 tenuti bene in vista. Ci dicono che non sono rari i casi di violenza nei confronti di turisti che manifestano simpatia per i palestinesi. Samer ci spiega che qui vivono circa 500 coloni ebrei, protetti da 4.000 soldati.

Ci spostiamo per visitare la zona dove è stato eretto il muro di contenimento. E´ formato da alti blocchi di cemento armato decorato con bellissimi graffiti, ovviamente di soggetto politico. Siamo nella zona del campo profughi di Beit Jala, abitata da palestinesi cristiani e musulmani. Nei pressi del muro sorge la casa di Laila Khaled, una politica palestinese del Fronte di Liberazione della Palestina. La Khaled divenne famosa per la sua partecipazione al dirottamento del volo TWA 840 nel 1969 ed è considerata la prima donna terrorista che partecipò a un´azione simile.
Intorno al muro sui cumuli di macerie ci sono molti bambini. Come tutti i bambini del mondo ci vengono incontro, sorridono, ci prendono per mano e vogliono giocare con noi.


Lasciamo Hebron e con il bus andiamo a Betlemme dove visitiamo la Basilica della Natività e la grotta dove si presume sia nato Gesù.
Facciamo un po´ di coda, siamo arrivati fin qui e non vogliamo per nessuna ragione rinunciare.


La basilica è stata costruita sopra la grotta; per accedere al luogo della natività dobbiamo infatti scendere in una sorta di cripta situata sotto l´altare principale. Ci inginocchiamo un po´ emozionati davanti alla stella d´argento, le pareti della grotta sono rimaste praticamente intatte, solo in qualche punto sono puntellate da sostegni.

Il nostro giro in Palestina è purtroppo terminato. Sono contenta di esserci stata e di aver potuto vedere certe situazioni con i miei occhi e farmi un´idea di cosa vuol dire vivere in queste condizioni. Lasciamo questa terra dilaniata con il rimpianto di averci passato troppo poco tempo e con il desiderio di tornare.

Dobbiamo prendere il pullman per Tel Aviv ma siamo un po´ stanchi. Siamo già seduti in taxi e la cifra che ci richiede l´autista è abbastanza ragionevole. Optiamo quindi per il taxi e arriviamo a Tel Aviv abbastanza presto. L´hotel è bruttino (Sun City Hotel) ma la posizione è buona, vicino al mare e vicino ai locali e alla zona dello shopping.
Ceniamo da Bertie (www.bertie.co.il), locale di tendenza dove mangiamo benissimo. Il personale è molto carino con noi: non appena si rendono conto che siamo stranieri si siedono al nostro tavolo e ci spiegano tutti i piatti del menù del giorno; è scritto solo in ebraico e abbiamo ovviamente bisogno di un aiuto per scegliere le portate.
A turno i proprietari vengono a farci visita per chiacchierare e ancora una volta sono stupiti che dei turisti vengano a visitare Israele. Ci prendono in simpatia e ci offrono da bere in continuazione. Al terzo giro di arak siamo già ubriachi. Al nostro rifiuto di altri shottini ci offrono piatti da assaggiare. Temiamo una sorpresa al momento del pagamento del conto, e invece quando leggiamo lo scontrino la maggior parte delle voci ha costo 0. Incredibile!


Giorno 7 - VENERDI´ 1/6/2012
Tel Viv e Jaffa

Vogliamo visitare Jaffa, un´antica città portuale araba situata a sud e che attualmente fa parte della municipalità di Tel Aviv.
Percorriamo a piedi tutto il lungomare della città e rimaniamo piacevolmente colpiti dalla sua bellezza: ordinato e pulito costeggia la spiaggia in tutta la sua lunghezza, intervallato da aiuole o zone attrezzate a palestra. Oggi è venerdì e molte persone sono già in spiaggia. Molti gli sportivi che corrono oppure vanno in bicicletta, tanti comunque anche quelli che passeggiano al sole. Il lungomare è un´efficiente palestra a cielo aperto a disposizione di tutti. Per noi un sogno...
Jaffa è un antico porto arabo e la struttura della città vecchia ha mantenuto le sue caratteristiche; gironzoliamo incuriositi tra le viuzze dove si trovano molti atelier di artisti. Sappiamo che qui si tiene un importante mercato delle pulci, una volta trovato giriamo tra le numerosissime bancarelle e i negozietti lì attorno. Alcuni vendono della paccottiglia e del vecchiume orribile, altri invece hanno bellissimi oggetti di antiquariato e modernariato, tutti purtroppo abbastanza cari. In un negozio pieno fino all´inverosimile Adri riesce a trovare i vecchi caratteri tipografici ebraici che tanto cercava e nonostante il prezzo li compriamo. In tutto il quartiere ci sono negozi di designer israeliani molto interessanti, soprattutto apprezziamo alcuni negozi di abbigliamento, di arredamento e di gioielli o bigiotteria. Anche i locali e i bar sono tutti molto ricercati nell´arredamento, magari sono semplicemente ricavati in officine dismesse arredati con materiali di recupero ma hanno sempre un tocco glamour particolare. I gestori dei locali sono giovani o giovanissimi e per le vie stesse è pieno di ragazzi e ragazze. Giriamo tutto il giorno tra le viuzze di Jaffa e nelle vie dello shopping di Tel Aviv, affollate di gente. Poi ci riposiamo un po´ in spiaggia.
La spiaggia è bellissima, libera e tenuta molto bene. Alcune zone sono attrezzate con tettoie in legno e canniccio per ripararsi dal sole. Tutto è in perfetto ordine, pulito e funzionante. Notiamo con piacere che le persone hanno un grande rispetto per gli spazi comuni.
Ceniamo al ristorante Messa, un locale supertrendy con un arredamento particolarmente ricercato. Il locale è molto elegante ma gli avventori sono tutti vestiti in modo abbastanza informale. Il menu offre piatti fusion ispirati alla cucina araba e occidentale. Ottimo.


SABATO 2/6/2012
La spiaggia e la partenza

Ci svegliamo prestissimo a causa della musica della discoteca sotto l´hotel. Si, sono le 7:00 del mattino e la discoteca sta andando ancora a pieno ritmo. Ci affacciamo alla finestra e per strada si vede ancora il popolo della notte, molti i fuori di testa che barcollano da una parte all´altra del marciapiede. Le processioni lungo la Via Dolorosa e i check point della Cisgiordania sono lontani anni luce.
Noi ci rilassiamo un po´ in spiaggia, dove nonostante l´ora c´è già parecchia gente. Prendiamo un po´ di sole finché non arriva l´ora giusta per andare all´aeroporto. Tutti ci hanno consigliato di arrivare abbastanza in anticipo rispetto all´orario di partenza. I controlli sono così rigorosi che spesso si rischia di perdere l´aereo.


Effettivamente il controllo passaporti è fatto con grande attenzione, i poliziotti leggono attentamente tutte le informazioni, poi ti fissano, ti chiedono alcune informazioni (il nome completo, la data di nascita, ragione della visita in Israele, cosa abbiamo acquistato, dove siamo stati, come si pronuncia il mio nome). Poi si passa al controllo bagagli. La valigia passa lentamente ai raggi X. Io passo senza problemi ma Adriano viene fermato. La sua valigia viene aperta e tutto il contento minuziosamente controllato. E´ tutto a posto ma anche in questo caso deve rispondere a numerose domande.
Poi tutto liscio fino alla partenza e fortunatamente fino al nostro arrivo a Roma.

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