Botswana. Giugno 2006

La potenza della natura dal delta dell´Okavango alle cascate Vittoria



Sono ormai passati cinque anni, ma le emozioni che il Botswana ci ha riservato sono ancora vive nei nostri cuori. Il safari a piedi nel delta dell´Okavango, dove abbiamo avuto un incontro molto ravvicinato con un ippopotamo durante la navigazione in mokoro. La notte passata all´addiaccio nel deserto di sale del Magkadigkadi pan. Le famiglie di elefanti nel parco Chobe. La violenza prolifica dello Zambezi che esplode con le cascate Vittoria. Senza dimenticare la poesia del campo tendato di Meno-a-kwena lungo il fiume Boteti.

Qui puoi vedere le foto http://www.iviaggidelcapo.it/photo.php?id=49&nim=1 oppure puoi scorrere fino alla fine del testo per vederle tutte insieme.

Africa. Ancora una volta non siamo riusciti a resistere al richiamo di questo continente meraviglioso e immenso. Il nostro viaggio inizia in Botswana, nel Delta dell´Okavango. Siamo spinti dalla curiosità: non riusciamo a immaginare un fiume che sfocia in un deserto e forma un delta grande quanto la Svizzera. Da qui ci sposteremo a Meno a Kwena e nel Makgadikgadi Pan, una gigantesca depressione di circa 3.900 km2 di saline dove gli animali vivono in assoluta libertà. Tappe finali il Chobe National Park e le Cascate Vittoria. Per l´organizzazione del viaggio ci affidiamo come di consuento a un´agenzia locale. Dopo vari contatti e un´estenuante valutazione tra diversi preventivi - alcuni salatissimi! - decidiamo di partire con Island Safari (www.island-safari.com), specializzata nel Botswana e nella zona del Delta. Elize ci aiuta a scegliere l´itinerario migliore a un prezzo ragionevole.

LA PARTENZA
Partiamo il 16 giugno 2006 con un volo South African Airways, destinazione Johannesburg, da dove ripartiamo subito per MAUN, una cittadina ai margini dell´area del Delta. Da qui con un piccolo Cessna della Delta Air voliamo a Oddballs Camp, un campeggio nel mezzo del Delta raggiungibile solo in aereo. Il pilota parla un inglese incomprensibile e a stento intuiamo cosa dobbiamo fare in caso di emergenza. L´ipotesi non è escludere perché l´aereo è in condizioni davvero preoccupanti. L´abitacolo è piccolissimo e fa un caldo tremendo, manca l´aria e siamo costretti a tenere i finestrini chiusi. Come se non bastasse si balla parecchio e lo stomaco viene messo a dura prova, la nausea è quasi insopportabile. Fortunatamente dobbiamo atterrare per prelevare un´altra coppia di turisti: la sosta e la boccata d´aria mi rinfrancano un poco, ma appena si riprende il volo la nausea mi tormenta di nuovo. Il mio posto è a fianco del pilota e la visuale è ottima: sotto di noi si estende l´immensa area del Delta e la sua vita animale. Siamo fortunati e riusciamo a vedere alcuni struzzi correre indisturbati. Non è facile descrivere il Delta dell´Okavango. Dall´alto mi ricorda una gigantesca risaia dove l´acqua è visibile solo in alcuni punti, mentre in altri l´impressione è che sia tutta terraferma. Solo quando ci troveremo in mezzo ci renderemo conto che in realtà l´acqua è dappertutto.

17/6/2006
ODDBALLS CAMP E GLI IPPOPOTAMI
Dopo un volo di circa 20 minuti finalmente arriviamo a Oddballs Camp, situato lungo un canale minore del fiume Boro, nel Delta dell´Okavango. Siamo alloggiati in una piccola tenda attrezzata con letti e montata su una sorta di palafitta in legno. Appena arrivati al campo il responsabile ci fornisce subito alcune fondamentali istruzioni per la nostra sicurezza. Gli animali, soprattutto elefanti e ippopotami, girano liberi ed è opportuno rispettare alcune regole  di base: non entrare in acqua, muoversi con prudenza in particolare di notte e prima di avventurarsi fuori dalla tenda verificare sempre che non ci siano animali nei paraggi.
Dopo una pausa ristoratrice facciamo un giro in mokoro, la tradizionale canoa scavata nel legno. La nostra guida si chiama MD e sarà con noi durante il soggiorno al campo e durante i tre giorni di campeggio nel bush.
MD evita il canale principale dove l´acqua è molto profonda e dove si trovano numerosi ippopotami. Non li vediamo ancora perché la vegetazione è piuttosto alta e fitta; li sentiamo però, e sembrano piuttosto vicini. Seduti nella canoa siamo poco visibili, completamente nascosti dalla vegetazione. Questo è un bene: finché gli ippopotami non si accorgono di noi non corriamo alcun pericolo. Il mokoro scivola silenzioso sull´acqua, giriamo per un po´ tra i canali e di tanto in tanto sentiamo lo scalpiccio delle antilopi che corrono. Sta per calare il sole e gli uccelli volano in formazione per rientrare ai propri nidi. Anche noi ci dirigiamo verso il campeggio, navigando lungo i canali secondari sulla sponda opposta a Oddballs. Siamo quasi arrivati e dobbiamo solo attraversare il canale principale. Solo... Facile a dirsi. Purtroppo ci sono quattro grossi ippopotami davanti a noi. La guida non osa avvicinarsi né tantomeno affrontarli. L´ippopotamo è infatti uno degli animali più pericolosi e aggressivi dell´Africa e saperlo non mi fa certo stare meglio. Fra poco farà buio e dobbiamo in qualche modo rientrare al campo. MD ci scarica sulla riva e da solo si avvicina agli ippo, batte il remo sull´acqua, sperando che il rumore spaventi almeno un po´ i bestioni. Niente. Gli ippopotami non accennano ad allontanarsi, anzi si sono accorti di noi e ci fissano minacciosi. Ci procuriamo alcuni grossi baccelli dell´albero delle salsicce per tirarli in acqua. Forse questi riusciranno ad allontanarli. Tutto inutile, i grossi ippo sono ancora lì e sembrano irritati dal trambusto. Che fare? Il sole sta calando velocemente e non possiamo certo passare la notte qui. MD scruta attentamente davanti a sé e a un suo cenno saliamo velocemente sul mokoro, MD inizia a remare come un forsennato, continuando a osservare l´acqua intorno a noi. Non muoviamo un muscolo, non osiamo quasi respirare per paura di fare rumore, tutti i sensi sono all´erta. Ad un certo punto un grosso ippo si muove, alza la testa a pelo d´acqua e ci fissa con i suoi occhietti maligni. Aiuto, ci ha visti e ci sta puntando! Sono terrorizzata, l´ultima immagine che la mia mente registra è l´ippo che si immerge in acqua. Nel frattempo MD pagaia veloce come un razzo, ha intuito il pericolo e non vuole certo farsi raggiungere dal bestione. Sono paralizzata dalla paura, non ho nemmeno il coraggio di guardare dietro di me, mi copro gli occhi con le mani in attesa che succeda qualcosa. E infatti qualcosa succede....Il cinico Adri mi immortala in preda al panico, come uno spietato paparazzo senza scrupoli. Fortunatamente rientriamo al campeggio sani e salvi, in tempo per goderci il tramonto dalla terrazza di Oddballs.
La cena è servita nella zona ristorante situata poco lontano dal fiume. Il cibo è ottimo e siamo serviti come principi. Mangiamo insieme alle guide e a un´altra coppia ospite del campo. Lui è tedesco, lei americana e sono appena tornati dai tre giorni nel bush (lo stesso giro che faremo noi domani). Ci raccontano  qualche disavventura con gli elefanti, ma nel complesso sembra che il safari a piedi e il campeggio siano emozionanti. Ci ritiriamo presto per essere in forma il giorno dopo. Durante la notte fa molto freddo e anche se siamo ben attrezzati l´umidità da un po´ fastidio. Ogni tanto veniamo svegliati dai versi degli animali che passano nelle vicinanze della tenda, sicuramente ippopotami e forse anche elefanti.

18/6/2006
IL CAMPEGGIO NEL BUSH E IL SAFARI A PIEDI
Oggi si parte per il MOKORO TRAIL, l´avventura di tre giorni in campeggio libero nel bush e safari a piedi. Dopo un´abbondante colazione carichiamo sul mokoro l´equipaggiamento necessario per il camping, oltre a una notevole quantità di cibo. Viaggiamo per circa due ore lungo i canali. Il paesaggio è meraviglioso e di una pace straordinaria. Sentiamo solo lo sciabordio dell´acqua e, di tanto in tanto, i versi degli ippopotami nel canale principale. Fa molto caldo e il sole è cocente. E´ incredibile l´escursione termica: di notte quasi ghiaccia ma di giorno il sole è implacabile. Siamo all´interno della MOREMI GAME RESERVE, una riserva nel Delta dell´Okavango dove gli animali sono liberi e protetti nel loro ambiente naturale. Le guide dei safari non sono armate, in Botswana è proibito sparare agli animali, tranne in una zona ben circoscritta al cui interno si possono fare i safari di caccia. Oltre ai diamanti e al rame la ricchezza del paese è il turismo e il governo del Botswana, uno dei più stabili dell´Africa, ha fortunatamente capito l´importanza della tutela ambientale. I turisti vengono qui per vedere gli animali e per visitare un paesaggio unico al mondo. I prezzi elevati sono un naturale deterrente al turismo di massa e permettono alle autorità di controllare il flusso di visitatori all´interno dei parchi e preservare così uno degli ecosistemi più preziosi del mondo.

MD addocchia un punto adatto per accamparci, scarichiamo tutto dal mokoro e montiamo le tende. Lasciamo trascorrere in totale relax le ore più calde della giornata: il sole è a picco e mettersi in cammino adesso sarebbe devastante. Il silenzio del bush è interrotto solo dai richiami dei numerosissimi uccelli e dai versi degli altri animali. L´erba è così alta che non riusciamo nemmeno a renderci conto di essere circondati dall´acqua. Verso le 15.00 ci prepariamo per il walking safari. Prima di addentrarci nel bush MD ci spiega come comportarci se dovessimo incontrare qualche grosso animale. L´elefante è in assoluto il più pericoloso, soprattutto i maschi dominanti del branco e le madri con i loro piccoli possono essere molto aggressivi. In questo caso MD suggerisce di correre a zig zag per cercare di disorientare l´animale. Facile a dirsi, in realtà è praticamente impossibile seminare un elefante: nonostante la mole è molto veloce; se ci si arrampica su un albero lo scuote finché non lo abbatte o la sua preda cade; se si cerca scampo in acqua è in grado di nuotare. Inizio a chiedermi se sia stata una buona idea fare il safari a piedi... L´eventuale incontro con un leone richiede invece una strategia diversa. Il re dei felini durante il giorno è poco attivo, inoltre è molto timido: basta guardarlo negli occhi e lui, sentendosi a disagio, distoglierà lo sguardo per primo (!!!???). In ogni caso bisogna stare immobili e, soprattutto, non correre: se il leone si rende conto di quanto l´uomo è lento lo cattura solo per il piacere di farlo. In fondo è solo un grosso gatto a cui piace giocare con le proprie prede! Forse abbiamo qualche possibilità se incontriamo un bufalo, animale aggressivo ma stupido. Dobbiamo scappare e correre cambiando direzione per disorientarlo. La cosa migliore è correre dietro un termitaio per poi ritornare indietro scalando il termitaio stesso: il bufalo non riuscirà a capire dove siamo finiti e smetterà di inseguire la sua preda. L´incontro con un leopardo invece è senz´altro il più preoccupante. Questo felino è solito cacciare di giorno, è estremamente veloce e generalmente aspetta le sue prede appollaiato sui rami alti degli alberi, pronto a saltar loro addosso sorprendendole. Fortunatamente si avvista molto di rado. E´ inutile negarlo, Adri ed io ci guardiamo un po´ preoccupati.

Procediamo in silenzio seguendo passo dopo passo MD. Siamo attenti a dove mettiamo i piedi e camminiamo guardandoci attorno sperando - e temendo - di avvistare qualche animale. La vegetazione è molto alta; se ci fosse un leone probabilmente non saremmo nemmeno in grado di accorgerci della sua presenza. Vediamo soprattutto antilopi, kudu, impala e moltissimi uccelli. Dopo quasi due ore di cammino siamo stremati dalla tensione nervosa e facciamo ritorno al mokoro. Sta per diventare buio e abbiamo appena il tempo per recuperare l´imbarcazione e rientrare al campo dove mangiamo un´ottima cena cucinata sul fuoco. Siamo stanchi e ci ritiriamo molto presto. Per sicurezza MD accende un grosso falò per tenere lontani eventuali elefanti o leoni. Non appena cala il buio le rane iniziano a gracidare e continueranno a farlo per tutta la notte. E´ bellissimo dormire immersi nella natura, a contatto con gli animali dell´Africa... ma queste rane sono davvero insopportabili! Nonostante il frastuono riusciamo a sentire in lontananza il ruggito dei leoni. La mattina dopo MD dice di aver sentito anche gli elefanti, non troppo distanti da noi.

19/6/2006
GLI ELEFANTI DEL DELTA DELL´OKAVANGO
Sveglia all´alba dopo una notte, almeno per me, praticamente insonne a causa del gracidare delle rane. Siamo in inverno e durante la notte e al mattino presto fa freddissimo. Abbiamo voluto dormire con le finestre della tenda aperte per ammirare le meravigliose stelle africane. Bella idea: siamo circondati dall´acqua ed è entrata tutta l´umidità. Nonostante la tuta di pile, il berretto di lana e il pesante sacco a pelo ho le ossa che gemono ad ogni movimento. Uscire carponi dalla tenda si rivela un´operazione complessa e molto dolorosa per le mie ginocchia! Dopo una veloce colazione ci imbarchiamo sul mokoro per raggiungere una zona da cui partire per il safari a piedi. Non appena approdiamo sulla terraferma e facciamo alcuni passi perdiamo subito l´orientamento. Il paesaggio ci confonde e non riusciamo più a capire da che parte siamo venuti. Durante la passeggiata avvistiamo giraffe, impala, kudu, civette, babbuini e numerosi uccelli. Improvvisamente davanti a noi vediamo un gran movimento: sono due elefanti, un piccolo e un adulto, forse la madre. Siamo fortunati, non si accorgono di noi e possiamo tranquillamente fotografarli. Finché rimaniamo  sottovento non sono in grado di percepire la nostra presenza e non abbiamo motivo di preoccuparci. Poco più avanti ci imbattiamo in un gruppo molto più numeroso: a una cinquantina di metri da noi riusciamo a scorgere alcuni piccoli, le madri e gli altri adulti. MD si preoccupa subito dei maschi a vedetta del branco, due giganteschi elefanti un po´ in disparte rispetto agli altri. Non ci hanno visti e Adriano ne approfitta per scattare fotografie a raffica. Ad un certo punto il grande elefante si volta verso di noi, alza la proboscide, incomincia ad annusare l´aria e lentamente si muove nella nostra direzione. Nel frattempo anche l´altro si sposta, con l´evidente intenzione di accerchiarci. Si sono accorti di noi e ci percepiscono come un pericolo. MD fa segno di andare, Adri indugia per scattare altre foto ma la nostra guida è irremovibile. L´elefante si sta avvicinando con fare minaccioso: è arrivato il momento di andarsene e senza esitazioni. Per fortuna non dobbiamo scappare, correre su questo terreno pieno di buche e di tronchi d´albero rovesciati sarebbe un bel problema.

Intanto il sole è alto e la temperatura è ormai decisamente elevata. Rientriamo al campo e dopo un abbondante spuntino passiamo quasi tutto il pomeriggio in relax. Sono le ore più calde e anche gli animali riposano, riprenderanno l´attività solo quando il sole inizierà ad abbassarsi sull´orizzonte. A questo punto ci muoviamo anche noi: riprendiamo il mokoro e navighiamo lungo i canali. Purtroppo questa volta non riusciamo ad avvistare nessun animale ma lo spettacolo del tramonto sull´acqua del delta è meraviglioso. La serata trascorre tranquilla: cena e chiacchiere intorno al fuoco. Fa molto freddo e anche le rane hanno deciso di non uscire per questa sera. Grazie al silenzio la nottata passa tranquilla, sentiamo solo in lontananza il ruggito dei leoni.

20/6/2006
Come di consueto ci alziamo molto presto. Purtroppo anche oggi non riusciamo a vedere i felini. In questa stagione il delta è pieno d´acqua e gli animali si disperdono nel folto della vegetazione. Vediamo comunque numerosi uccelli, impala, gnu e kudu, oltre ad alcune zebre proprio dietro le nostre tende. La giornata trascorre scandita dal lento ritmo africano: un giro in mokoro, una passeggiata, un po´ di relax e un altro safari a piedi. Per cena MD cucina una strepitosa bistecca alla griglia e poi a nanna molto presto.

21/6/2006
MD è frustrato, non riesce a darsi pace perché non siamo riusciti a vedere i leoni: li sentiamo di notte (e sembrano anche molto vicini) ma di giorno si mimetizzano nell´erba alta. Il suo obiettivo della giornata è riuscire a stanarli. Ma nonostante l´impegno non vediamo alcun leone, la vegetazione è troppo fitta. Riusciamo ad avvistare i consueti impala, zebre e numerosi uccelli. Durante il safari a piedi vediamo non molto distante un elefante. Sembra un cucciolo, ci da le spalle e non sembra accorgersi di noi. MD non si ferma e ci fa segno di proseguire. Ci spiega essere probabilmente un cucciolo abbandonato dal capo branco e potenzialmente molto aggressivo. Tornati al campo smontiamo le tende e raccogliamo tutte le vettovaglie. Si torna a  Oddballs. Durante la navigazione sentiamo numerosi animali, tra cui i temibili ippopotami e i coccodrilli. Arrivati a destinazione ci godiamo la vista strepitosa dalla terrazza del campo: è quasi il tramonto e il cielo africano riflesso sul fiume ci regala emozioni straordinarie. Da questa distanza anche gli ippo sono quasi carini!

A sera ceniamo con le guide del campo e con gli altri ospiti di Oddballs. Attorno al tavolo è riunito un po´ tutto il mondo: una coppia neozelandese (lei è però originaria della Francia), una ragazza inglese che vive da anni in Africa e fa la pilota per la Delta Airlines, una famiglia giramondo che ha vissuto dappertutto e che attualmente vive in Sudafrica, e infine due italiani (noi). Facciamo un po´ di conversazione, con grande difficoltà perché hanno un accento molto particolare e non sempre capiamo quello che dicono.

22/6/2006
VERSO MENO-A-KWENA
Per questa mattina MD ha organizzato la visita al suo villaggio. Percorriamo un breve tragitto in mokoro. Il villaggio si trova non molto lontano dal corso d´acqua e, parcheggiata la canoa, raggiungiamo a piedi il centro abitato. Le capanne, costruite con terra e lattine di bibite vuote, sono molto solide grazie al fango duro dei termitai e al metallo. Le lattine fanno sì che la costruzione resista anche alle piogge, oltre a isolare dal caldo e dal freddo. Ci sono molti bambini, belli e sorridenti. Le persone che incontriamo si fanno fotografare volentieri e ci sembrano tutti simpatici e socievoli. MD ci presenta alcuni parenti: i ragazzi stanno intrecciando cestini di paglia e le donne sono impegnate a pulire i pesci appena pescati. L´acqua è la vera ricchezza di questo villaggio: la vicinanza del fiume influisce positivamente sulla vita di tutti, garantendo abbondanza di cibo, pulizia e facilità di contatti grazie alla navigazione. Gli aridi e polverosi villaggi della Namibia sono lontani anni luce. Durante la nostra visita un elicottero atterra improvvisamente nello spiazzo centrale del villaggio. Ne scendono una ragazza con una 24ore e un militare armato di mitra. Tutti si avvicinano ai nuovi arrivati e noi, incuriositi, chiediamo a MD qualche spiegazione. Si tratta di funzionari del governo venuti a distribuire le pensioni agli anziani del villaggio. La ragazza è organizzatissima: sotto lo sguardo vigile e minaccioso della guardia estrae dalla valigetta soldi, documenti e un tampone per l´inchiostro, improvvisando una scrivania su un cumulo di mattoni polverosi. In fila ordinata gli anziani si avvicinano alla ragazza, ricevono il danaro e "firmano" la ricevuta con l´impronta del pollice. La consegna a domicilio delle pensioni ci sembra un segno di grande efficienza e civiltà nei confronti della popolazione anziana del villaggio. Purtroppo dobbiamo rientrare a Oddballs per preparare gli zaini. Oggi si riparte per Maun. Fortunatamente il viaggio in aereo va bene e non soffro come all´andata.

La nostra prossima meta è il campo tendato di Meno a Kwena, situato su un´altura sabbiosa affacciata sul letto del fiume Boteti, prosciugato dal 1995. Nonostante il bacino sia ormai secco, l´area rimane di cruciale importanza per l´apporto idrico di alcune zone. Infatti  durante la stagione delle piogge l´acqua del Delta si incanala lungo il letto del Boteti e raggiunge vaste aree ai margini del deserto del Kalahari. Nel 2002 il governo del Botswana ha deciso di recintare una vasta area di territorio lungo il fiume Boteti per proteggere e preservare gli animali, creando così una riserva all´interno della quale si trova il campo di David Dugmore. Questa iniziativa ha largamente contribuito ad incrementare il turismo nella zona, oltre a favorire la popolazione locale offrendo notevoli possibilità di impiego nelle nuove strutture. Purtroppo però l´iniziativa del governo ha trascurato il problema dell´approvvigionamento idrico. David e i suoi collaboratori se ne sono fatti carico installando una pompa alimentata da un generatore in grado di prelevare l´acqua dalle profondità del terreno. Parte dell´acqua estratta viene raccolta nella water pool dove si abbeverano gli animali che vivono in questa zona o che transitano durante le migrazioni. Un´altra parte viene utilizzata da David per le necessità del campo.

Il campo tendato è organizzato per far vivere agli ospiti l´atmosfera del vero safari africano, senza i lussi un po´ asettici dei moderni resort. Ci sono sette tende da safari mobile combinate con alcune strutture fisse, costruite dalla popolazione locale utilizzando materiali del posto. Ogni tenda ha una veranda affacciata sul fiume Boteti e sulla water pool, affinché gli ospiti possano osservare gli animali mentre si abbeverano. Il bagno è nei pressi della tenda ed è all´aperto, non ci sono pareti ma alberi e un´alta palizzata di rami per impedire a eventuali animali pericolosi di avvicinarsi troppo. Non c´è acqua corrente ma in ogni bagno c´è un wc e una doccia a secchio, volendo con l´acqua calda. Mi sento un po´ un´eroina da romanzo di Wilbur Smith, viziata e accudita alla perfezione. Il campo è davvero molto bello, elegante ed ecocompatibile. David ha cercato di rispettare l´equilibrio dell´ambiente circostante creando una struttura a basso impatto ambientale in cui vengono impiegati soprattutto lavoratori locali. La struttura principale - reception, bar, ristorante e cucina - è situata sotto un tendone dove si trova una lunga tavola apparecchiata in maniera impeccabile. Qui sono serviti la cena e la prima colazione che consumiamo in compagnia di David, delle guide e degli altri ospiti.

La cena è ottima e l´atmosfera è molto piacevole. I due uomini d´affari olandesi sono molto simpatici e spiritosi. Lars ha un´impresa edile ed è in Africa per seguire la costruzione di un nuovo lodge; l´amico è il suo consulente finanziario. Hanno l´aria molto facoltosa: sono griffatissimi, anche se in stile casual chic. All´inizio temiamo che possano essere un po´ altezzosi. Sono invece alla mano e spiritosi, capaci di adattarsi alle situazioni più strane scherzando con tutti. La serata trascorre chiacchierando piacevolmente intorno al fuoco. Siamo affascinati dai racconti di Paul e Pamela, la coppia di americani amici di David che spesso si trasformano in guide e accompagnano i turisti durante i safari. Paul disegna carte geografiche e ha passato molti anni in giro per l´Africa per "mappare" zone remote e quasi sconosciute del continente. Ci racconta alcune avventure incredibili. Ad esempio ricorda ridendo un viaggio in Mozambico, poco dopo la fine della guerra, durante il quale lui e i suoi amici sono stati scambiati per invasori. Un intero villaggio si è arreso davanti ai loro  occhi alzando bandiera bianca: intimoriti dai grossi camion della spedizione credevano di essere attaccati da un esercito nemico. Chiarito l´equivoco gli abitanti del villaggio hanno preteso un risarcimento in danaro per lo spavento subito! Forse Paul colorisce un po´ i suoi racconti, ma non importa; ci è simpatico e ci diverte immaginarlo in situazioni strane. Al momento di ritirarci in tenda veniamo accompagnati dalla guida. Ci sembra un eccesso di scrupolo ma ci informano che potrebbero esserci alcuni leoni in giro; scorgere due occhietti gialli che ci fissano nel cuore della notte forse non è piacevole. Fa freddissimo, ci saranno 4-5 gradi. Fortunatamente ci hanno dato la borsa dell´acqua calda. Durante la notte sentiamo molti rumori e suoni strani: lo scalpiccio di alcuni animali, il russare di Adri, le zuffe degli sciacalli e il ruggito dei leoni.

VENERDI´ 23/6/2006
I leoni ci svegliano presto, sembrano abbastanza lontani ma il loro ruggito fa sempre venire la pelle d´oca. Ci prepariamo presto per affrontare il game drive di oggi. Dal campo David e i suoi collaboratori organizzano safari in tre differenti parti del Kalahari: nei parchi nazionali di Makgadikgadi, Nxai e nella riserva del Central Kalahari. Partiamo guidati da Paul e Pamela nel Nxai Pans National Park. Insieme a noi ci sono una coppia, padre e figlio americani provenienti dalla California. Il pan non è molto distante dal campo e purtroppo lungo il tragitto non riusciamo a vedere nessun animale. Il parco è una vasta distesa bianca di fango e sale secco di circa 2.578 km2. Ci fermiamo per ammirare i famosi e giganteschi Baines´ Baobab, così chiamati perché immortalati nel 1862 dal pittore esploratore e cartografo Thomas Baines. Ci fermiamo ai margini del pan con l´intenzione di accamparci per il pranzo. Purtroppo c´è un´altra comitiva, un van di una numerosa famiglia intenta a cuocere salsicce alla brace. Hanno occupato l´unico posto all´ombra in tutta la zona. Non ci resta che preparare la tavola sotto il sole reso ancora più cocente dal riverbero della terra bianca. Il servizio è impeccabile: tavolo, sedie, tovaglia bianca e tovaglioli di stoffa. Pam continua a scaricare dalla jeep contenitori colmi di cibo: quiches, salumi, insalate, uova e pane, cibi leggeri ma succulenti e invitanti. Una meraviglia! Una volta terminato il pranzo, aiutiamo a sparecchiare e ci spostiamo con la jeep. Avvistiamo pochi animali, solo qualche struzzo, impala, kudu, zebre, giraffe e una rara specie di iena marrone, molto difficile da incontrare di giorno. Ci dirigiamo verso una pozza d´acqua dove si trovano numerosi ippopotami rilassati in ozio sulla riva. Giriamo un po´ nei dintorni e presso un´altra pozza avvistiamo un coccodrillo. Sulla via del ritorno qualche sciacallo ci attraversa la strada. Tornati al campo ci prepariamo per la cena. Dopo aver mangiato Paul, appassionato astronomo, ci illustra le stelle con il suo potente telescopio. Il cielo africano riesce sempre a incantarci. Anche questa sera rientriamo piuttosto presto. Veniamo svegliati a più riprese dal ruggito dei leoni e questa volta ci sembrano molto più vicini.

SABATO 24/6/2006
IL MAKGADIKGADI PAN
Oggi partiremo per il Makgadikgadi Pan a un centinaio di chilometri dal campo. Siamo accompagnati da Jeff, una gigantesca guida bianca a metà fra Indiana Jones e Crocodile Dundee. Jeff ci stupisce con insospettabili conoscenze artistiche. Quando gli diciamo che siamo di Milano gli si illuminano gli occhi: Jeff è un appassionato d´arte ed è stato a Milano per visitare il Cenacolo di Leonardo. Chiacchierando la nostra guida ci informa che ha vissuto parecchi anni a Londra ma la vita di città non faceva per lui, gli mancavano i grandi spazi africani. E´ scappato dalla grigia Inghilterra ed è tornato in Africa per lavorare in una riserva e in seguito come guida. Anche Jeff ci racconta storie pazzesche e incredibili. Alla vita avventurosa e all´aspetto rude aggiunge però un savoir faire e buone maniere da vero gentleman. In questa gita siamo accompagnati dalla coppia di signori olandesi e da un ragazzo inglese che sta trascorrendo il suo gap year in giro per l´Africa. Saliamo su un camion da safari completamente aperto. La prima parte del viaggio è una tortura perché fa un freddo terribile a causa dell´aria. Siamo completamente intabarrati con berretto di lana e plaid e a malapena si vedono gli occhi. Fortunatamente più tardi la temperatura aumenta e man mano che il sole si alza nel cielo ci togliamo uno strato. Arriviamo nel pomeriggio ai margini del pan, dove ci attendono le quad bikes. Da qui Jeff, Adri ed io proseguiremo in moto. Ho un po´ paura perché devo guidare da sola e non sono mai salita su questo mezzo. Jeff mi fa un veloce corso di guida. Non ci sono le marce, la moto ha quattro ruote, sembra facile. Ok, riesco a muovermi, penso di potercela fare. Sembra anche divertente. All´inizio vado molto piano perché temo di cappottarmi in curva, ma dopo un po´ prendo confidenza e aumento la velocità.

Il posto è bellissimo, deserto bianco a perdita d´occhio. Rimaniamo dietro Jeff e cerchiamo di non perderlo d´occhio. Sembra impossibile smarrirsi qui invece in un attimo non abbiamo più alcun riferimento, il caldo e l´orizzonte creano strani effetti ottici, quasi dei miraggi. Il caldo è incredibile e il riverbero del sole accecante è moltiplicato dal bianco del terreno. Giriamo un po´ con le bikes e ci divertiamo da pazzi. Alla fine del giro ci ritroviamo completamente infangati. Non male, considerato che non ci potremo lavare per due giorni. Arriviamo al bivacco dove trascorreremo la notte, vicino ad una piccola altura strategica per nascondersi quando dobbiamo andare in "bagno". Facciamo due passi intorno al nostro accampamento: vediamo alcune impronte di leoni, un adulto e un piccolo. Jeff ci rassicura informandoci che in questa stagione non ci sono animali in giro: è la stagione secca e la zona è troppo inospitale. Speriamo, questa volta dormiremo solo con il sacco a pelo all´aperto, senza nemmeno la protezione della tenda. Al nostro ritorno al bivacco aiutiamo a preparare per la cena. L´organizzazione è perfetta: tavola apparecchiata con tovaglia bianca, piatti, posate e calici di vino sudafricano. Siamo in mezzo al nulla e ci godiamo lo spettacolo del tramonto mentre gustiamo l´ottima cena. Cenare con tutte le comodità in un posto simile è un´esperienza molto strana, quasi magica: intorno a noi non c´è assolutamente niente e nessuno, gli unici rumori che sentiamo sono le  nostre voci e il fischiare del vento. Siamo l´unica forma di vita per chilometri e chilometri in uno dei luoghi più incontaminati al mondo. Il cielo stellato è uno spettacolo da togliere il fiato. Dopo cena chiacchieriamo a lungo seduti intorno al fuoco sorseggiando vino.

DOMENICA 25/6/2006
Sveglia all´alba per ammirare lo spettacolo del sorgere del sole. Pian piano il cielo passa dal nero al rosa e il sole diventa una palla infuocata che si alza all´orizzonte. Facciamo un´abbondante colazione e al termine saliamo tutti sulle quad bike e ci dirigiamo ai margini del pan, verso una zona ricca di reperti risalenti all´età della pietra. Effettivamente l´area è colma di pietre levigate in maniera innaturale, probabilmente si tratta proprio di rudimentali utensili creati dagli uomini primitivi. Rientrati al campo ci riposiamo in attesa della cena, una bella doccia calda ci ritempra dalle fatiche della gita. L´escursione termica non finisce di stupirci. Di giorno il sole è caldissimo e a malapena riusciamo a sopportarlo, ma non appena tramonta il freddo si fa pungente. Siamo sempre molto coperti e cerchiamo di non allontanarci mai dal fuoco. A cena troviamo nuovi ospiti a tavola con noi, una famiglia proveniente dalla Nuova Zelanda. Hanno due figlie adolescenti lagnosissime: non mangiano niente, tutto fa schifo, hanno freddo, sono stanche. Fortunatamente non ci sono capitati compagni di viaggio simili durante l´escursione al pan.

LUNEDI´ 26/6/2006
VERSO IL CHOBE
Oggi lasciamo il campo per raggiungere in aereo Kasane, nei pressi del Parco Chobe. David ci accompagna a Maun con il solito camion scoperto. Molto freddo!!! Voliamo con un Cessna, fortunatamente in buone condizioni. Non siamo gli unici passeggeri, siamo in compagnia di una famiglia sudafricana. La moglie si mette a vomitare poco dopo la partenza. Faccio uno sforzo notevole per cercare di non pensarci, altrimenti rischio di sentirmi male anch´io. Sorvoliamo una zona vastissima in cui non c´è assolutamente nulla e a poco a poco abbandoniamo l´area del Delta. Arriviamo al Chobe Safari Lodge (www.chobesafarilodge.com) abbastanza presto. La struttura è molto bella, certo l´atmosfera è diversa rispetto al campo tendato. E´ un vero e proprio albergo con alloggi di vario tipo: camere, rondavel e area campeggio. Per non rendere troppo traumatico il passaggio dalla tenda alla camera in muratura abbiamo scelto il rondavel, una sorta di bungalow a forma cilindrica con il tetto di paglia, situato proprio sulla riva del fiume Chobe. Il lodge offre numerosi servizi ai propri ospiti: massaggi, piscina, tour, mini crociere sul fiume, safari in jeep e in barca, oltre a un ristorante self service famoso in tutta la zona per la qualità e la varietà del cibo. L´organizzazione è molto valida ed efficiente anche se personalmente trovo più interessante l´atmosfera del campo tendato, più vera e più in sintonia con lo spirito africano.  Partiamo subito per la crociera sul Chobe. Ci imbarchiamo su una chiatta organizzata con posti a sedere. Il fiume è molto vasto e per un tratto segna il confine con la Namibia, in particolare con la striscia di Caprivi al di là della quale si trova l´Angola. Nonostante la barca sia molto affollata riusciamo a vedere e a fotografare molti animali: aquile, numerosi elefanti con cuccioli appena nati, lucertoloni, ippopotami, cormorani, aironi, bufali e coccodrilli - uno di questi ha ancora in bocca una mangusta appena catturata. Al rientro al lodge fa molto freddo: il sole sta tramontando sul fiume e l´umidità ci penetra nelle ossa. Ceniamo al ristorante del lodge assaggiando tutto ciò che il buffet self service offre: effettivamente il ristorante è all´altezza della sua fama. Ci sono i mondiali di calcio e passiamo la serata al bar dell´albergo guardando la partita Italia-Australia. Ovviamente siamo gli unici italiani presenti in mezzo a un gruppone di australiani già vistosamente ubriachi. L´Italia vince su rigore - discutibile - di Totti. Non riusciamo a trattenere la gioia e urliamo come uno stadio intero. Rischiamo quasi di fare a botte con gli australiani. Con il favore delle tenebre riusciamo a eludere i facinorosi e sgattaiolare nel nostro rondavel. 

MARTEDI´ 27/6/2006
Sveglia all´alba. Appuntamento alle ore 6 al camion aperto per il safari nel Chobe. E´ buio pesto, siamo a digiuno e fa un freddo cane. Appena entrati nel parco avvistiamo subito alcuni animali: un elefante con il suo piccolo, una iena con un cucciolo vivacissimo, uccelli, ippopotami, impala, kudu, bufali, facoceri e babbuini. Come al solito, niente leoni. Al ritorno ci rifocilliamo con un´abbondante e calda colazione. Più tardi ci avventuriamo fuori dal perimetro del lodge. Visitiamo un mercato all´aperto dove comperiamo alcune stoffe coloratissime. Nel pomeriggio abbiamo ancora una boat cruise, ovvero la mini crociera sulla barca, durante la quale assistiamo alla nuotata degli elefanti. Un piccolo gruppo formato da un adulto e due piccoli entra in acqua per raggiungere la riva opposta. Che emozione vedere i piccoli attaccati con la proboscide alla coda della madre. I tre sono incuranti delle numerose barche gremite di turisti che li osservano. Anche questa sera ci ritiriamo presto, dopo aver consumato un´abbondante cena al buffet.

MERCOLEDI´ 28/6/2006
Sveglia all´alba per la boat cruise privata. La barca è ovviamente scoperta e fa ancora più freddo delle altre mattine. L´umidità ci sta uccidendo, inoltre il nostro traghettatore si diverte ad andare a velocità folle. Stiamo morendo congelati e lo imploriamo di rallentare. Vediamo pochissimi animali, fa troppo freddo anche per loro. Forse non è stata una grande idea partire così presto... Arriviamo in albergo stremati dal freddo e dalla fame, tremando come foglie. Durante il game drive del pomeriggio siamo più fortunati con gli avvistamenti degli animali. Vediamo numerosi branchi di elefanti pericolosamente vicini al truck, basterebbe allungare una mano per toccarli. Ad un certo punto un´elefante femmina colpisce con la sua proboscide un albero fino a sradicarlo. Sembra quasi una dimostrazione della sua forza, il suo gesto pare una sorta di provocazione: attenzione, questo è quello di cui sono capace. Un branco molto numeroso attraversa la traiettoria del truck per raggiungere il fiume dove potranno abbeverarsi. Ci sono alcuni cuccioli appena nati, non più di due-tre settimane perché a malapena riescono a reggersi in piedi. Non avevo mai visto tanti elefanti così vicini ed è uno spettacolo molto emozionante. La visione poetica viene interrotta da una scoreggia pestilenziale di un elefante. Che puzza immonda! Ci spostiamo per rientrare al lodge e lungo il tragitto vediamo facoceri, zebre, impala, kudu, oltre a un gruppo di giraffe che si stagliano al tramonto. Adri, come al solito, ha una fame nera e si immagina la selvaggina infilzata allo spiedo pronta per essere cotta alla brace. Questa sera raggiungiamo il record: cena alle 6:45. Alle 9 a nanna. Forse abbiamo anticipato anche i tedeschi!

GIOVEDI´ 29/6/2006
LE CASCATE VITTORIA
Oggi lasciamo il lodge. Partiamo per le Cascate Vittoria, l´ultima tappa del nostro viaggio. Il primo tratto del tragitto lo percorriamo sul solito camion aperto e prendiamo la solita botta di aria gelida. Raggiungiamo Kazungula, città di confine situata fra Botswana, Zambia e Zimbabwe. Dopo aver sbrigato le formalità di espatrio saliamo su una barchetta di alluminio e attraversiamo il fiume Zambesi. Fortunatamente il tragitto è molto breve, neanche 10 minuti. E´ sufficiente però per renderci conto della vastità del fiume e della forza della corrente. Intorno a noi c´è un traffico molto intenso di ferries che trasportano camion stipati di merci. Non appena arriviamo in Zambia ci rendiamo subito conto delle differenze rispetto al Botswana. In poco tempo siamo circondati da ambulanti che cercano in tutti i modi di venderci la loro paccottiglia. Nel piazzale dell´ufficio immigrazione c´è una confusione pazzesca, un via vai continuo di persone all´apparenza indaffaratissime. Riusciamo a ottenere il visto senza dover pagare nulla perché dichiariamo di fermarci in Zambia solo un giorno. Un´auto ci attende per portarci fino al lodge dove alloggeremo. Il paesaggio non è molto diverso dal Botswana, anche qui il bush è molto bello, solo la terra è più rossa. Durante il tragitto attraversiamo molti villaggi ma l´impressione generale è che il paese sia molto più povero.
A Livingstone alloggiamo al Zambezi Sun Lodge (www.suninternational.com). In realtà l´hotel non si trova nel centro abitato ma in una zona isolata e recintata con accesso controllato. L´hotel è di recente costruzione ed è bellissimo, forse troppo. E´ quasi finto, nonostante gli arredi e le rifiniture siano di un raffinato gusto africano. Ci sentiamo un po´ fuori posto con i nostri zaini impolverati vicino ai griffatissimi trolley e beauty case. Ma dura solo un attimo: alle comodità ci si abitua in fretta. Il lodge è costruito all´interno del parco naturale delle cascate e alcuni cartelli avvisano che spesso è possibile imbattersi in giraffe o zebre. Non resistiamo alla curiosità e andiamo subito a fare un giro; dal lodge parte un percorso attraverso il quale si accede direttamente al parco senza dover pagare il  biglietto di entrata. Il percorso si snoda lungo il fiume Zambesi, per proseguire poi di fronte al salto dell´acqua. Il fiume è vasto e la corrente è molto forte. Alcuni cartelli avvisano i turisti della presenza di coccodrilli lungo la riva, ma oltre a ciò l´accesso al fiume è libero: non esiste alcun tipo di recinzione che possa in qualche modo impedire l´accesso all´acqua o proteggere eventuali visitatori maldestri. Il sentiero è ben curato e la passeggiata molto piacevole. Sentiamo già in lontananza il rumore dell´acqua e attraverso la fitta vegetazione vediamo le nuvole di vapore acqueo. Ci avviciniamo sempre più e iniziamo a bagnarci: l´umidità è impressionante e la vegetazione è una vera giungla. Abbiamo la cerata ma ci rendiamo conto che è assolutamente inutile. Mentre ci avviciniamo al primo punto panoramico il rumore si fa sempre più assordante: ecco la cascata in tutta la sua maestosa imponenza, una vera forza della natura che in questo periodo dell´anno ha la sua massima portata d´acqua. Ci troviamo sulla parte alta della cascate e da qui vediamo il fiume che si getta nella spaccatura delle rocce. Proseguiamo lungo il sentiero ormai quasi completamente bagnati; gli arcobaleni sono dappertutto e i colori, così nitidi da sembrare reali, sono l´effetto della rifrazione del sole sulla nube d´acqua. Percorriamo il Knife Edge, il ponte sospeso sulla voragine ed è come stare dentro le cascate. L´acqua precipita, ribolle e poi risale e si nebulizza in arcobaleni colorati. Tutto intorno la natura è una foresta selvaggia. Il sentiero corre a strapiombo sulla gola e in alcuni punti è molto scivoloso. Le scarpe sono ormai fradice e devo stare attenta a come cammino: a causa del muschio il percorso è molto insidioso e il parapetto è pericolosamente basso. Il panorama dal ponte è strepitoso: sulla sinistra la cascata, giù la stretta gola e la boiling pot avvolte dall´acqua nebulizzata a formare infiniti arcobaleni. Che imponenza il "Rombo di tuono". Il frastuono dell´acqua sovrasta persino la nostra voce.

Ritorniamo verso il sentiero e usciamo dalla zona recintata del parco per addentrarci nel piazzale antistante l´accesso. Qui ci sono numerose bancarelle: alcune vendono paccottiglia ma altre hanno maschere e tessuti molto belli. Veniamo letteralmente assaliti dai venditori, ci chiamano da ogni banchetto e ci esortano a comprare la loro merce, alcuni sono di un´insistenza esasperante. Sparano cifre altissime ma ovviamente si può contrattare. Per il momento guardiamo solo, vogliamo capire se in Zimbabwe i prezzi sono più bassi. Decidiamo di fare una camminata lungo il ponte sullo Zambesi per vedere le cascate dall´altro lato. Per un tratto il fiume segna infatti il confine tra Zambia, dove ci troviamo, e lo Zimbabwe. Ci spingiamo fino al confine ma per il momento non entriamo ufficialmente in Zimbabwe; dobbiamo infatti pagare per il transito, è già tardi e non vogliamo sprecare denaro per rimanere solo qualche ora dall´altra parte del confine. Sul ponte si trova una postazione per il bungee jumping, 111 metri di salto nel vuoto. Mi sporgo dal parapetto per vedere il salto ma solo guardare il canyon in basso mi fa venire le vertigini. Non fa per me. Prima di rientrare in hotel prendiamo il sentiero basso che conduce alla boiling pot. Il percorso si addentra in una vera e propria giungla di vegetazione fittissima. Non c´è nessun altro visitatore e siamo seguiti da un gruppetto di ragazzini scalzi che ci osservano curiosi parlottando fra di loro. Ci pare  strano che non ci sia nessun altro turista nei paraggi. Proseguiamo finché non percepiamo alcuni movimenti lungo le pareti rocciose a lato del sentiero. Osserviamo con attenzione e vediamo numerosi babbuini scendere dagli alberi e dalle rocce e avanzare verso di noi. Alcuni sono molto grossi e sembrano aggressivi. Siamo soli, pure i ragazzini sono spariti. Intorno a noi solo la fitta vegetazione piena di insidie. Decidiamo di rinunciare alla boiling pot e di tornare verso il lodge. La serata trascorre tranquilla al ristorante, dove consumiamo un´ottima cena.

VENERDI´ 30/6/2006
Tentati dai racconti di chi l´ha già fatto decidiamo anche noi di fare il giro in elicottero per sorvolare le cascate. Tutti lo descrivono come un´esperienza unica. Raggiunto l´eliporto saliamo a bordo del velivolo e riusciamo a sistemarci nei posti vicino ai finestrini, seguiamo le istruzioni del pilota, ci infiliamo le cuffie e partiamo. Bellissimo! Appena sorvoliamo le cascate ci rendiamo conto della loro imponenza: viste da quassù sono enormi e il salto è davvero impressionante. La spaccatura nella roccia, probabilmente conseguenza di un cataclisma di epoca antichissima, prosegue per tutta la lunghezza dello stretto canyon, all´interno del quale scorre il fiume Zambesi. Gli arcobaleni sono ovunque. Vicino al salto la nuvola d´acqua sollevata è così grossa e compatta da oscurare addirittura il sole. Il pilota sorvola anche parte del fiume a monte della cascata, dove un branco di bufali pascola e si abbevera nelle calme acque dello Zambesi. Il giro dura solo 15 minuti per un costo di 90 dollari a testa ma ne è valsa la pena. Una volta atterrati decidiamo di visitare le cascate anche nel versante dello Zimbabwe. Investiamo ben 50 dollari tra visto d´ingresso e biglietto d´entrata al parco. Attraversiamo nuovamente il ponte per raggiungere la frontiera dello Zambia e ottenere il visto di uscita. Numerosi camion carichi di fogli di rame sono in attesa in fila ordinata di fronte agli uffici dell´immigrazione. All´interno le stanze sono fatiscenti e piene di gente. L´impiegato-burocrate non fa altro che apporre timbri sui logori passaporti dei frontalieri locali, su consunti fogli di carta o su piccoli pezzi di cartone. Arriva il nostro turno e, anche se solo per poche ore, lasciamo ufficialmente lo Zambia. Dopo aver percorso a piedi il ponte, terra di nessuno fra i due paesi confinanti, giungiamo alla frontiera dello Zimbabwe. Anche qui l´ufficio è gremito di frontalieri, paghiamo il visto di entrata e riceviamo come gli altri un pezzetto di cartone su cui vengono apposti un timbro e la data di entrata. Anziché un visto ufficiale sembra una rudimentale lista della spesa, ma tant´è... Al posto di blocco consegnamo il cartoncino al poliziotto ed entriamo in Zimbabwe. L´accesso al parco è a pochi passi dal confine.
Da questo versante il percorso si snoda lungo tutta la larghezza delle cascate ed è molto più lungo rispetto alla parte dello Zambia. Il sentiero è all´interno di una fitta foresta pluviale e per un lungo tratto . Da qui la vista delle cascate è molto più imponente rispetto al versante opposto perché il sentiero si trova  di fronte al salto. Numerosi punti panoramici si affacciano sullo strapiombo. Ci avviciniamo con prudenza: il parapetto è praticamente inesistente e il terreno è molto scivoloso a causa dell´acqua. Per non bagnarsi le scarpe Adri ha pensato bene di camminare a piedi nudi. Bella idea, il terreno è pieno di sassi appuntiti e dopo pochi passi è già in difficoltà, ma stoicamente non molla. Sembriamo dei profughi: completamente intabarrati nelle cerate siamo carichi di sacchetti di plastica per non bagnare le macchine fotografiche e le magliette da barattare al mercatino. Che brutti e che poveretti, uno è persino senza scarpe.... Adri si spinge fino al danger point, il punto più estremo affacciato sullo strapiombo. Sembra stia piovendo e non riusciamo a vedere niente, siamo completamente immersi in una sorta di nebbia.
Lasciamo il parco delle cascate per dirigerci verso Vic Falls, il centro abitato poco distante dal confine. Al mercatino degli oggetti di artigianato veniamo subito assaliti dai vari venditori. Dopo una lunga e complicata ricerca - quasi una caccia al tesoro - troviamo alcuni quadri con dipinte scene di vita quotidiana, tipici della zona e introvabili in Italia. La contrattazione è estenuante ma riusciamo ad averli per un prezzo ragionevole e qualche maglietta. Al mercato compriamo tovaglie e tessuti, borse di paglia e alcuni oggetti in legno. Siamo così carichi da non poter percorrere il tragitto a piedi, perciò prendiamo un taxi scassatissimo: quando chiudo la portiera si stacca il cruscotto! Il taxista ride ed esclama "Vintage car!". Queste persone sono straordinarie, ridono sempre nonostante le mille difficoltà della vita. Da queste parti sono realmente poveri, quando lasciamo il paese ci ringraziano per aver sostenuto l´economia locale facendo acquisti e pagando i 3 dollari del passaggio in taxi!
Alla frontiera sbrighiamo le formalità: timbro sul passaporto, timbro sul cartoncino da profugo e consegna della "documentazione" alla polizia di frontiera. Chiediamo al funzionario se possiamo tenere il prezioso lasciapassare per ricordo. E qui inizia la trafila: ci dice che dobbiamo chiedere al suo collega seduto a fianco, un nero gigantesco armato di fucile. Il gigante ha certamente sentito la nostra richiesta, ma per ragioni imperscrutabili dobbiamo ripetergliela. Sembra uno scherzo e forse ci stanno davvero prendendo in giro. Come richiesto riformuliamo la domanda e in un impeto di magnanima generosità ci concede di tenere i cartoncini.
Alla frontiera dello Zambia dovremmo pagare il visto d´ingresso nonostante siamo stati fuori dal paese forse solo 4 o 5 ore. A questo punto Adri prende in mano la situazione e stordisce di parole l´impiegato: il calcio, le partite, il mondiale, Totti, la Germania, forza Italia (inteso come incitazione alla squadra di calcio), Zidane buhhh. Passiamo senza pagare alcunché. Quando arriviamo al mercatino di fronte all´hotel i venditori ci ricoprono di insulti perché abbiamo fatto i nostri acquisti in Zimbabwe anziché in Zambia, "You are supporting Zimbawe economy!" è il grido che rimbalza da una bancarella all´altra. Per non far torto a nessuno e per non sentirci responsabili del tracollo dell´economia locale facciamo acquisti anche qui, soprattutto tessuti e maschere.

SABATO 1/7/2006
Ultimo giorno di vacanza, oggi si rientra in Italia.
Ovviamente facciamo un ultimo giro alle cascate per fare ancora qualche foto con la luce del mattino. Facciamo altri acquisti al mercatino dove barattiamo le ultime cose a disposizione. Usciamo praticamente depredati.
All´aeroporto rischiamo di non poter partire perché abbiamo dollari considerati troppo vecchi. Pur essendo ancora in corso, i locali rifiutano i pagamenti con le banconote in nostro possesso. Al posto di 20 dollari ci chiedono di pagare con 20 euro, altrimenti possiamo pagare con la carta di credito, ma sono 20 euro di commissione!!! Sono pazzi, non ho nessuna intenzione di pagare di più solo perché qui non accettano quel tipo di bancanote. Facciamo un casino tremendo finché un turista non cambia i nostri vecchi dollari con banconote più recenti.
Arrivati a Johannesburg attendiamo il volo che ci riporterà in Europa.

Il viaggio è stato molto bello e siamo entrambi molto soddisfatti. Credo che sia stata vincente la scelta di partire dal Delta dell´Okavango. Abbiamo iniziato con la parte più impegnativa e stancante, girando molto a piedi e facendo il campeggio libero nel bush. In seguito abbiamo avuto modo di recuperare le forze alloggiando via via in strutture sempre più comode e confortevoli, passando gradualmente dal campo tendato al lodge. Da questo punto di vista il viaggio è stato molto meno stancante rispetto alla Namibia dove avevamo dormito principalmente in tenda.
Fortunatamente non abbiamo avuto alcun tipo di disavventura, né per quanto riguarda la salute, né tantomeno per quanto riguarda la sicurezza. Il Botswana è considerato uno dei paesi più ricchi e più stabili di tutta l´Africa e a ragion veduta. Durante tutte le nostre tappe non abbiamo mai avuto l´impressione di trovarci di fronte persone povere o in difficoltà.
Forse, rispetto agli altri viaggi che abbiamo fatto, mi è mancato un po´ il contatto con la popolazione locale. Passare qualche giorno nei villaggi e vedere come vivono veramente è molto interessante e forse è l´unico modo per capire un paese. Purtroppo questa volta ci siamo limitati ad avere un contatto superficiale, filtrato dall´esperienza e dall´opinione di "immigrati". I racconti degli europei o degli americani che vivono qui da anni sono importanti per aiutarci a capire qualcosa in più del paese, ma sono pur sempre il punto di vista dell´uomo bianco che inevitabilmente ha una posizione privilegiata.
Per ogni dettaglio ulteriore o per scambiarci opinioni scrivi a:
adri_at_iviaggidelcapo.it (non metto il link automatico per evitare spam, scusate ;) )

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