Malaysia. Settembre 2003

Sulle orme degli Iban, i mitici tagliatori di teste




I grattacieli di Kuala Lumpur e le longhouse del Sarawak; le grotte di Mulu e le isole Perhentian


- Da Kuala Lumpur al Sarawak, verso le longhouse
- I rituali degli Iban
- Alla volta di Gunung Mulu
- Verso le Pulau Perhentian


Partenza - La preparazione. Perchè la Malaysia?! Non c´è una ragione particolare che abbia motivato la nostra scelta, solo una grande curiosità per il Borneo e la sua foresta primordiale. Da qualche settimana, infatti, lungo le vie di Milano campeggiano alcune foto molto particolari per l´ultima campagna pubblicitaria della Malaysia Airlines. La più intrigante raffigura un uomo di una qualche tribù con in testa uno strano copricapo di piume e in mano una lunghissima cerbottana: scatta automatica la ricerca per capire se sia realmente possibile incontrare gli indigeni nei loro villaggi. E allora cosa si fa? Un salto in libreria per la immancabile Lonely Planet e si inizia a studiare! Partiamo così il 24 settembre da Malpensa (dopo aver stressato per settimane la gentilissima Patrizia dell´agenzia Sima dove abbiamo acquistato i biglietti a/r e i numerosi voli interni) e facciamo tappa a Zurigo. L´aereo della Malaysia Airlines è molto confortevole e grazie ai simpatici videogiochi inseriti nei sedili il volo passa abbastanza in fretta... In fondo sono sempre 12 ore seduti! Unica nota negativa la temperatura polare. Accusiamo i primi acciacchi: tosse, starnuti e dolori vari. Ancora non sappiamo che l´aria condizionata gelida ci accompagnerà per tutta la vacanza con conseguenze disastrose.


L´arrivo a Kuala Lumpur - torna su
Arriviamo a Kuala Lumpur all´alba del giorno dopo. Ha appena piovuto e fa abbastanza caldo. L´aeroporto è lontano dalla città e dovremo percorrere almeno tre quarti d´ora di strada. Ad attenderci, come di consueto, ci sono gli amici dell´agenzia contattata e scelta tramite Internet: Leisure & Incentive Tours (www.impressions.com.my, e-mail: impressions@impressions.com.my) ci ha proposto alcune soluzioni tali da riscontrare il nostro desiderio di avventura e svago. Ad ogni modo la città è raggiungibile direttamente dall´aeroporto anche con un treno modernissimo e molto veloce. Fortunatamente non c´è ancora molto traffico per la strada e riusciamo ad arrivare in tempi piuttosto brevi. Durante il tragitto, lungo una sorta di tangenziale, ci sono zone di vegetazione molto rigogliosa. L´hinterland si presenta molto curato, pulito e ordinato: Putrajaya e Cyberjaya sono le due nuove città che ospiteranno rispettivamente la classe politica e la "Silicon Valley" malese. Alloggiamo all´hotel Malaya (www.hotelmalaya.com.my, e-mail: hmalaya@tm.net.my) nel cuore del quartiere cinese. Non riusciamo a capire bene se sia bello o no perchè è in fase di ristrutturazione. I corridoi, silenziosi e poco illuminati, ci ricordano l´hotel del film Shining. Speriamo che l´atmosfera sia diversa... Per pranzo siamo invitati da Nick, il boss dell´agenzia con cui abbiamo organizzato il viaggio. Andiamo in un ristorante indiano poco distante, dove il cibo ci viene offerto su grosse foglie di banano al posto dei piatti. Il riso, condito con le immancabili salse e verdure, si mangia con la mano destra. E´ molto buono, anche se un po´ speziato. Proseguiamo il giro della città e visitiamo il monumento ai caduti, un tempio cinese, la piazza Merdeka e le Petronas Towers. Le twin towers malesi si trovano in un quartiere nuovo e avveniristico. All´interno c´è un grande centro commerciale, il Suria KLCC, sei piani di negozi grandi firme, ovviamente carissimi.


Il mercato cinese - torna su
Alla sera esploriamo il mercato notturno cinese di Jalan Petaling nei pressi dell´hotel. Vendono un po´ di tutto, soprattutto merce contraffatta: dominano la scena gli orologi Rolex, Panerai, Vacheron Costantin, Girard Perregaux mentre magliette, borse, pantaloni, dvd e programmi per computer si trovano su ogni bancarella. Per le strade c´è una gran confusione, forti rumori, odori e colori ubriacanti e ci sentiamo un po´ frastornati, anche a causa delle 6 ore di fuso. Una volta tornati in albergo Adri non si dà pace. Obiettivo della serata è raggiungere il terrazzo sul tetto, da cui poter fotografare lo skyline di KL. Non è semplice arrivare lassù: saliamo lungo le scale di servizio, deserte e impolverate. Io sono terrorizzata all´idea di vedere animali strani, soprattutto serpenti. Attraversiamo piani adibiti a magazzino, con mobili abbandonati che creano ombre inquietanti nell´oscurità. Speriamo che nessuno ci veda e finalmente arriviamo sulla terrazza dopo aver quasi scassinato una porticina. La vista della città illuminata vale la fatica, ma io non riesco nemmeno ad affacciarmi al parapetto tanto soffro di vertigini. Il giorno dopo ho il primo approccio con gli insetti locali. Mentre sono in bagno a lavarmi sento prurito ad una gamba: uno scarafaggio di notevoli dimensioni ha deciso di fare una passeggiata sul mio stinco. Inutile descrivere le urla e la lotta a seguire... Dopo la colazione, consumata in una saletta a -15 gradi, usciamo nel caldo della città: destinazione Batu Caves. Accompagnati dai nostri amici, facciamo una prima tappa a una fabbrica di peltro. Ci sembra un po´ un trappolone per turisti, ma come al solito decliniamo gli inviti all´acquisto e seguiamo come bravi scolaretti le procedure della produzione. Quindi ci spostiamo verso una azienda locale, un posto assurdo dove imbalsamano insetti mostruosi e giganteschi. Scorpioni, scarafaggi, farfalle e libellule vengono presi, imbalsamati e preparati per essere incorniciati in macabri quadri. Il tempio indù di Batu Caves si trova appena fuori KL. Brulica di scimmiette dispettose che si divertono a correre fra le gambe dei visitatori. Saliamo i 272 per accedere al tempio. Arriviamo un po´ provati; c´è un´umidità pazzesca e ci sembra di essere in un bagno turco. Il tempio è ricavato in una vasta e suggestiva grotta, al cui interno si trovano alcuni altari molto colorati, in verità abbastanza kitsch. La situazione non è particolarmente suggestiva: sarà per il caldo ma rimaniamo un po´ delusi, come se il tempio non riuscisse a trasmettere la propria sacralità. Una volta rientrati in città, ci dirigiamo a piedi verso il mercato coperto. E´ poco distante dall´hotel ma si è fatto ormai tardi e decidiamo di tornarci in seconda battuta: tutte le botteghe all´interno meritano tempo e dedizione assoluta! A cena ci spostiamo verso un ristorante tipico (Restoran Seri Melayu, nei dintorni della Menara Tower) dove assistiamo a danze tradizionali accompagnate da musica e canti dal vivo. Effettivamente lo spettacolo non è esaltante... La musica cacofonica è abbastanza monotona ma almeno il cibo tipico a buffet merita una menzione. All´uscita rimaniamo colpiti dall´elegante e maestoso spettacolo delle Torri gemelle illuminate.


Verso le longhouse - torna su
Il giorno successivo abbiamo il trasferimento in aereo per Kuching, la capitale del Sarawak, da dove partiremo per raggiungere una longhouse Iban (grazie agli attenti studi siamo riusciti a capire chi fosse il nostro indigeno con lo strano copricapo di piume...) e le caverne di Gunung Mulu. Alle 5 del mattino ci avviamo all´aeroporto accompagnati da un temporale da paura. Piove così forte che non si vede niente e come se non bastasse il cielo è rischiarato a giorno da fulmini e saette. Francamente ci preoccupa un po´ volare in queste condizioni e la nostra perplessità è condivisa dalla torre di controllo: partiamo infatti in ritardo per aspettare che il temporale si plachi. Dopo circa due ore di volo arriviamo a destinazione, dove ci attende la nostra guida per il trekking, il simpatico Jihey della Borneo Transverse Tours & Travel (www.yellowpages.com.my/borneotransverse/Content.htm). Per raggiungere la diga Batang Ai, da dove prenderemo la piroga e navigheremo il fiume, dobbiamo percorrere circa 5 ore in auto. Fortunatamente facciamo una sosta per mangiare in un "ristorante" cinese, dove lasciamo in deposito i nostri zaini. La guida ci consiglia infatti di viaggiare leggeri, anche per evitare il rischio di bagnare tutto. Facciamo quindi provviste in una bottega per comprare i regali da portare agli abitanti della longhouse. La comunità è formata da 50 famiglie e su consiglio di Jihey porteremo loro caramelle, patatine e generi di conforto di vario tipo. Riprendiamo il tragitto con la jeep e percorriamo strade circondate da distese infinite di palme. Dopo un tempo che ci pare interminabile arriviamo finalmente alla diga del lago artificiale Batang Ai, dove ci aspettano i due Iban che ci porteranno alla longhouse. Ci imbarchiamo su una piroga strettissima su cui è difficilissimo mantenere l´equilibrio: ondeggia appena respiriamo e non osiamo muoverci. Ci godiamo il panorama finchè non veniamo informati del malfunzionamento del motore. Che botta di "fortuna": siamo esattamente nel mezzo del lago, ci manca quasi un´ora di navigazione e sta scendendo l´oscurità. Procediamo scoppiettando fino a un villaggio lungo le rive del fiume dove gli indigeni si fanno prestare un motore per sostituirlo a quello guasto. Finalmente riusciamo a proseguire la navigazione. Osserviamo l´abilità della coppia di indigeni nel portare la piroga lungo il corso d´acqua. Lei scruta con occhio esperto il percorso per evitare di finire incagliati nei fondali bassi o nei numerosi tronchi che galleggiano sull´acqua. Lui segue abilmente i segnali di lei e regola di conseguenza la potenza del motore. Finalmente arriviamo alla longhouse, dove siamo accolti da uno stuolo di bambini seminudi vocianti. Sono molto incuriositi dalla nostra presenza e accorrono per darci il benvenuto. Ci tendono le mani e ci scrutano con grandi occhi neri. Il posto è immerso nella jungla e la nostra capanna è proprio sulla riva del fiume. Siamo gli unici turisti, anzi da molti mesi nessun turista si è fermato qui a dormire. La guest house è ben organizzata, ci sono bagni e docce comuni (tanto ci siamo solo noi) e nella "camera" abbiamo anche le zanzariere. Ci preparano un´ottima cena che consumiamo sotto il portico insieme a nugoli di insetti e pipistrelli che volano attirati dalla luce delle lampade. Dopo mangiato prendiamo le nostre torce e ci avviamo verso la longhouse. Siamo un po´ emozionati perchè non riusciamo a immaginarci come sarà. La longhouse è una lunga capanna, una sorta di condominio in orizzontale abitato da una cinquantina di famiglie. Ognuna ha il proprio appartamento, ma la vita si svolge soprattutto in comune. Appena arrivati siamo accolti da tutta la comunità riunita lungo il corridoio. Il pavimento di legno è completamente coperto da stuoie intrecciate, lungo le quali le famiglie hanno esposto i loro manufatti. La lunghissima "vetrina" è composta di stuoie, statuette intagliate nel legno, cestini, stoffe e collane di baccelli. Prima di fare gli acquisti la guida ci consiglia di vedere tutto: se ci fermassimo subito a comperare senza aver terminato il giro rischieremmo di offenderli. Hanno tutti oggetti molto belli e mi sento un po´ in imbarazzo: mi sembra di fare un´ingiustizia a comperare da una famiglia piuttosto che da un´altra. Cerchiamo di fare i nostri acquisti da quelli che ci sembrano più poveri (in realtà nessuno di loro sembra essere ricco). Gli uomini hanno tutti un´aria abbastanza truce, si tratta pur sempre dei discendenti dei famigerati tagliatori di teste. Hanno fisici asciutti, anzi sono un fascio di muscoli tatuati. Sono molto bassi: con il mio 1,60 faccio la figura della stangona.


I rituali Iban - torna su
La serata presegue con musica e danze. Gli uomini indossano un copricapo di piume e un perizoma. I loro passi imitano i movimenti del bucero, l´uccello della foresta del Borneo. Veniamo coinvolti nella danza. Prima del ballo dobbiamo offrire da bere ai danzatori secondo il tipico rituale; dopo la performance si inchinano e ci stringono la mano. Ovviamente dobbiamo ballare: mi vergogno da pazzi , purtroppo non ho bevuto abbastanza e non mi sento molto sciolta con il copricapo di piume. I brindisi si succedono numerosi e presto la situazione ci sfugge di mano. Al grido di O-HA (il loro cin cin) è un continuo bere il dolce vino di riso. Soprattutto Adri sembra apprezzarlo particolarmente. Prima di stramazzare al suolo completamente ubriachi decidiamo di dare i doni al capo villaggio. I pacchetti vengono aperti e il loro contenuto diviso in 50 mucchietti, tanti quante le famiglie. Ad una a una vengono chiamati i nomi e un rappresentante ritira il loro dono. Terminata la distribuzione, che procede con una lentezza esasperante, ci spostiamo nel corridoio parallelo davanti alla casa del console. Qui partecipiamo alla festa di fine raccolto. Le due famiglie coinvolte nella celebrazione sono animiste e fanno strani riti di ringraziamento a cui partecipo anch´io. Offrono riso, uova e una sorta di pop corn agli invitati, il piatto rosso spetta allo spirito, che partecipa idealmente alla cerimonia. Anche qui i brindisi si susseguono e le grida o-ha e akupalau (sono ubriaco in lingua iban) ci stordiscono ulteriormente. In poco tempo sono tutti accasciati. Adri si è conquistato la simpatia degli indigeni: la sua propensione al bere e l´imitazione del gallo hanno riscosso un successo strepitoso. Non possiamo nemmeno più contare sull´aiuto della nostra guida, è definitivamente fuori combattimento a causa dell´alcol. Nella casa aleggia uno strano odore di spinello, gli indigeni fumano sigarette abbastanza sospette che certo non contribuiscono alla loro lucidità mentale. Insomma, siamo in balia di tagliatori di teste strafatti. Fantastico! Il rientro alla nostra guest house è rocambolesco. Circondati dal buio pesto possiamo contare solo sulla fioca luce della nostra minuscola torcia, mentre cerco di mantenere l´equilibrio sul fango trascinandomi dietro l´ubriacone. Tra una risata e una scivolata guadagnamo il nostro giaciglio. Qui Adri si addormenta come un sasso, dopo aver dichiarato che questa è stata la serata più bella della sua vita!!! E´ in coma etilico e niente lo sveglia, nemmeno gli strani rumori della giungla. Versi, fruscii e schiocchi provenienti da misteriosi animali mi tengono sveglia quasi tutta la notte. La giornata lungo il fiume Nonostante la sbronza il mattino dopo Adri è fresco e in forma come un fringuello. Oggi la giornata prevede un giro in piroga e un pic nic sulle rive del fiume. Prima di partire però perlustriamo un po´ il villaggio e abbiamo l´occasione di provare la celeberrima cerbottana (blowpipe). Lunga oltre due metri e abbastanza pesante, ha una precisione micidiale: sia io sia Adriano riusciamo con relativa semplicità a colpire ripetutamente con le frecce un bersaglio a oltre tre metri! Nate principalmente per cacciare grazie alle punte avvelenate, ormai le cerbottane vengono sempre più utilizzate per divertimento e svago dai più giovani del villaggio. Intanto Jihey ci invita alla partenza per risalire il fiume in piroga: i nostri nuovi amici sono pronti per cucinare il cibo secondo le loro usanze, utilizzando come stoviglie ciò che offre la foresta. Il riso viene cucinato avvolto in foglie di banano infilate nel bambù. Per cuocere usano l´acqua del fiume. Il pesce viene pescato direttamente dalla signora, mentre il marito si occupa della gallina portata dal villaggio. Con una crudelà incredibile, il volatile viene prima sgozzato e quindi affogato nelle acque del fiume così che tutto il sangue possa fuoruscire dal collo. Il cibo è buonissimo, peccato per il tempo: il solito temporale ci scarica addosso una catinata d´acqua e ci ritroviamo completamente lavati. L´umidità è tale che rimaniamo bagnati per tutto il giorno. L´esperienza è stata molto emozionante. Per una giornata abbiamo vissuto come gli Iban, condividendo tutto ciò che hanno. La loro ospitalità è proverbiale, siamo stati accolti nella loro comunità con un calore straordinario. La natura è strepitosa, un fitto intrico di rami e piante gigantesche. Impossibile inoltrarsi, anche gli Iban si muovono navigando lungo il fiume e solo raramente si addentrano nella foresta. Pratica comune è quella di disboscare ampie zone intorno al villaggio: il legname servirà per nuove costruzioni e per il fuoco, mentre le nuove aree consentiranno raccolti sempre migliori. E´ giunta l´ora dei saluti... Oggi è domenica e nessuno degli indigeni è al lavoro nei campi. All´interno della longhouse il tempo trascorre lentamente chiacchierando, sonnecchiando o intrecciando cestini e stuoie. Sono tutti rilassati e sorridenti e ci trasmettono una grande sensazione di serenità. E´ la nostra ultima sera presso gli Iban e facciamo un ultimo giro all´interno della longhouse per salutare le famiglie. L´atmosfera è ben diversa rispetto alla sera precedente. Non c´è aria di festa, tutte le luci sono spente per risparmiare il gasolio del generatore. L´unica illuminazione è data dalle lampade a kerosene. L´effetto è suggestivo: lungo tutta la galleria buia spiccano i lumini delle torce tra cui si intravedono le sagome delle persone. Alcune tessono, altre riparano le reti da pesca o semplicemente parlano fra loro. Al nostro passaggio veniamo accolti da imitazioni del gallo e dal canto Akupalau, in ricordo della serata precedente. Ci fermiamo solo il tempo dei saluti. Ci ritiriamo presto perchè il giorno dopo ci attende il lungo viaggio che ci riporterà alla civiltà. Al mattino dopo ripercorriamo il fiume fino alla diga Batang Ai, dove salutiamo la coppia di amici Iban. Spontaneamente ci viene da regalare loro alcune delle nostre magliette: l´umidità della giungla non consente certo una lunga vita agli indumenti degli indigeni e speriamo così di poter dare un piccolo aiuto ricambiandoli per la fantastica esperienza. L´incontro con gli orang utan Riprendiamo la jeep e ripercorriamo la strada che ci riporterà a Kuching. Lungo il tragitto facciamo una deviazione per il Semengok Rehabilition Center, il centro di riabilitazione degli orang utan. E´ una riserva all´interno della giungla dove le scimmie imparano a reinserirsi e a sopravvivere nella foresta, dopo essere cresciuti in cattività. Siamo fortunati perchè vediamo numerosi orang utan richiamati dalle grida della guida. Le scimmie vengono qui per cibarsi di frutta, appositamente lasciata su una piattaforma di legno. Gli orang utan saltano da un ramo all´altro con un´agilità sorprendente, si lanciano con le liane tra gli alberi facendo frusciare le foglie. Vediamo alcune mamme con i propri piccoli attaccati al petto, fanno il pieno di banane e riprendono a lanciarsi tra le fronde degli alberi. Vedere gli animali inseriti nel proprio ambiente naturale è sempre molto emozionante. Arriviamo piuttosto tardi a Kuching (Hotel Grand Continental, www.grandhotelsinternational.com.my, e-mail: kuching@grandhotelsinternational.com.my) e non abbiamo tempo per visitare la città, la mattina dopo ripartiremo subito. Peccato perchè le guide la descrivono come una delle città più belle della Malesia. Nonostante il buio e la pioggia riusciamo comunque a intuire la bellezza della costa e del lungomare. Percorriamo la Main Bazaar, una via dove sono concentrati i negozi di artigianato. Passiamo la serata in queste botteghe scegliendo souvenir, evitando gli scarafaggi che ci girano fra i piedi mentre facciamo i nostri acquisti.



Gunung Mulu - torna su
Il giorno dopo ci attende il trasferimento verso il Gunung Mulu National Park, la zona del Sarawak interamente coperta dalla foresta primordiale, dove visiteremo alcune delle più famose grotte del mondo. Da Kuching, sempre con Malaysia Airlines, voliamo fino a Miri, una cittadina sviluppatasi grazie all´estrazione del petrolio. Da Miri a Mulu viaggiamo su un piccolo aereo dal quale ammiriamo la vastità della foresta: alberi a perdita d´occhio formano una distesa sterminata di verde. Dall´alto non abbiamo idea della maestosità degli alberi, ci sembrano semplicemente cespugli. In realtà alcune specie sono alte più di 60 metri! Il manto verde è interrotto solo dai corsi d´acqua, serpentoni limacciosi che formano anse e curve. Il resort dove alloggiamo, il Royal Mulu Resort, (www.royalmuluresort.com) è bellissimo, completamente immerso nella foresta. E´ costruito come una grande e tentacolare palafitta in legno; numerose passerelle rialzate dal terreno conducono agli alloggi. Abbiamo subito la visita alla Lang Cave e alla Deer Cave, due grotte del vastissimo parco . Per raggiungerle dobbiamo percorrere circa 4 km all´interno della giungla, camminando su una sorta di passerella in legno. La vegetazione è infatti così fitta da rendere impraticabile qualsiasi sentiero. Le piante sono incredibili: felci, liane, rampicanti e cespugli formano un intrico fittissimo dove è pressochè impossibile distinguere le diverse specie. Lungo il corrimano della passerella vediamo numerosi insetti simili a millepiedi. La guida ci raccomanda di non toccare nulla: nonostante l´aspetto inoffensivo molte piante e molti animali sono velenosi o urticanti. Nel dubbio manteniamo una buona distanza di sicurezza. Ascoltiamo in silenzio i suoni della giungla: cinguettii, gracidii e fruscii vari ci accompagnano lungo tutto il tragitto, ma a causa della fitta vegetazione non è semplice riuscire ad individuare gli animali da cui provengono. La camminata ci prova un po´, non tanto perchè sia faticoso ma per l´umidità elevatissima. Ci ritroviamo all´imboccatura delle caverne completamente bagnati. La prima grotta (Lang Cave) è abbastanza simile alle nostre: stalattiti e stalagmiti si alternano a strane formazioni calcaree che ricordano le meduse. Certo, le dimensioni sono ben diverse, strapiombi e aperture gigantesche si aprono ai nostri piedi. Non vediamo l´ora di addentrarci nella Deer Cave, la grotta dove vivono milioni di pipistrelli.

L´ingresso si apre su una parete rocciosa altissima circondata dalla vegetazione. Non appena ci avviciniamo sentiamo già l´odore acre dello sterco dei pipistrelli. All´interno la grotta è completamente buia; con la nostra piccola torcia riusciamo a malapena a vedere dove mettere i piedi. Il terreno è scivolosissimo a causa del guano. Udiamo uno strano suono, una sorta di squittio: sono i pipistrelli che vivono attaccati alla roccia. Quando ci giriamo e guardiamo verso l´entrata rimaniamo senza fiato: l´apertura è circondata dal verde, la luce che filtra dall´esterno forma bellissimi giochi di luce e ombra. Ci inoltriamo nelle viscere della terra circondati da un buio sempre più fitto. Fatico a mantenere l´equilibrio e per non cadere faccio l´errore di aggrapparmi al corrimano. Che schifo, ho la mano piena di merda! L´odore diventa sempre più intenso e incominciamo a fare fatica a sopportarlo. Soffro un po´ di claustrofobia e l´atmosfera è abbastanza inquietante. Siamo nel cuore della montagna, completamente al buio; percepiamo la presenza di milioni di creature il cui squittio è interrotto solo dai tuoni del temporale che sta imperversando all´esterno. Ci fermiamo per fotografare un piccolo pipistrello attaccato a una balaustra, circondato da strani ragni rossi (solo quando arriveremo al resort ci renderemo conto delle conseguenze di questa fotografia!!!). A causa della pioggia non potremo assistere allo spettacolo dei pipistrelli che all´imbrunire escono a sciami dalle caverne. Non solo, dovremo percorrere i 4 km a piedi sotto l´acqua. Siamo attrezzati, ma la cerata non basta a mantenerci asciutti. Ci incamminiamo con qualche diffficoltà: la passerella di legno si è fatta paurosamente scivolosa e siamo costretti a reggerci al corrimano, ma a causa del buio non vediamo bene su cosa stiamo mettendo le mani. Speriamo che non ci siano gli animaletti di prima. Arriviamo fradici al pulmino e l´autista cerca di darci il colpo di grazia sparando al massimo l´aria condizionata. Risultato: mi viene la febbre. Arrivati al resort sentiamo prurito dappertutto. Non riusciamo a capire cosa sia, forse le gocce di acqua che ci scivolano addosso. In realtà sono quei simpatici ragnetti rossi della Deer Cave a passeggio sulle nostre schiene. Adri, solitamente terrorizzato dagli insetti e soprattutto dai ragni, ne conta addosso almeno 7! Lottiamo contro i fastidiosi insetti e andiamo a cena. Lungo il percorso sulla passerella del resort dribbliamo numerosi pipistrelli che volano indisturbati ad altezza viso. Fortunatamente riusciamo ad evitare l´impatto. Il giorno seguente visitiamo la King´s Cave e la Clearwater Cave. Ci rechiamo sulla riva del fiume dove, dopo un´attesa lunghissima sotto un sole implacabile, arriva la piroga che ci condurrà a destinazione. L´imbarcazione è troppo pesante e il fondale troppo basso, spesso ad Adri tocca scendere e spingere la barca. Il percorso è molto bello, il fiume scorre proprio in mezzo alla foresta. Prima di raggiungere le grotte ci fermiamo in una zona attrezzata per il ristoro dove vediamo stupende farfalle nere e verde fosforescente. Inutile dirlo, scattiamo un sacco di foto. All´interno della Clearwater Cave scorre un fiume. Ci propongono un´esplorazione sotterranea lungo un tunnel buio semisommerso nell´acqua. Ringrazio e rifiuto l´invito. Durante il tragitto per il ritorno si rompe il motore della piroga (è già le seconda volta nel giro di pochi giorni, non porteremo un po´ di sfiga?). La nostra guida è così organizzata che gli devo prestare il mio cellulare per chiamare soccorso. Aspettiamo come degli asini in mezzo al fiume con un caldo da schiattare. Appena arriva l´altra imbarcazione trasbordiamo e finalmente raggiungiamo il resort. Che spettacolo gli stormi di pipistrelli! Abbiamo il pomeriggio libero, decidiamo di ritornare alla Deer Cave per vedere i pipistrelli; forse con il bel tempo siamo fortunati e li vediamo uscire. Ci fanno compagnia due ragazzi tedeschi conosciuti in aeroporto. Ripercorriamo i 4 km di giungla, ci appostiamo e finalmente assistiamo allo spettacolo. Armati di binocolo e macchina fotografica osserviamo gli sciami di pipistrelli uscire nella foresta a caccia di cibo. Escono dall´apertura della caverna e si alzano formando volute e spirali. Le lunghissime scie nere si susseguono nel cielo, accompagnate dal suono del frusciare delle ali: lo spettacolo è meraviglioso! Verso le 18 decidiamo di ritornare indietro. E´ già scuro, le luci lungo il sentiero proiettano ombre fra gli alberi e le liane. Ci sentiamo circondati da ombre e presenze, suoni e rumori di animali invisibili contribuiscono a rendere ancora più inquietante l´ambiente. Senza accorgercene acceleriamo il passo. Verso Pulau Perhentian Kecil e Besar Il giorno seguente ritorniamo a KL, da dove ripartiremo per raggiungere finalmente il mare. Dopo lunghi studi e discussioni abbiamo deciso di andare sulle isole Perhentian. Con il senno di poi forse sarebbe stato più comodo andare sulle isole al largo del Sarawak, ma temevamo di trovare località attrezzate soprattutto per le immersioni. In effetti il viaggio per raggiungere le Perhentian è stato abbastanza macchinoso e siamo stati costretti a trascorrere un giorno su e giù dagli aerei. Ne è valsa comunque la pena. Le isole sono un paradiso. Per raggiungere l´isola viaggiamo in aereo fino a Kota Bahru, da qui in auto fino a Kuala Besut dove prendiamo il traghetto. Lungo il tragitto in macchina abbiamo modo di vedere alcuni villaggi della zona. Ci sembrano abbastanza poveri e le costruzioni modeste. In questa zona sono a maggioranza musulmana e le donne portano tutte il velo nonostante il caldo. Le due isole, inutile dirlo, sono veramente belle, con l´acqua cristallina e la sabbia bianca. La foresta arriva praticamente fino al mare. Noi approdiamo su Pulau Perhentian Kecil, l´isola piccola, all´altezza di Coral Bay. La spiaggia sembra (sottolineo sembra) molto tranquilla e silenziosa. Il resort (xxx), un po´ spartano, è costruito proprio sulla barriera corallina: allo stato attuale sembra essere vietato edificare in quel modo, ma qualche anno prima le leggi non erano ancora restrittive in tale senso. Per fare snorkeling quindi non dobbiamo fare altro che uscire dalla camera e buttarci in acqua. Accidenti a me, ho dimenticato le scarpette di plastica e mi sono maciullata i piedi. Nonostante l´acqua bassa vediamo un sacco di pesci meravigliosi, come in un acquario tropicale. Dopo il bagno facciamo una passeggiata dall´altra parte dell´isola, nella spiaggia di Long Beach. Dobbiamo attraversare la giungla ma ci assicurano che il percorso non è pericoloso. Con le nostre belle ciabattine ai piedi ci imbattiamo subito in una sorta di varano lungo più di un metro e mezzo. Fortunatamente ha più paura lui di noi. Arriviamo sani e salvi alla spiaggia, grande, bella e poco affollata nonostante i numerosi baretti, discreti e silenziosi (chissà se sarà così anche ad agosto...). L´acqua è caldissima; ci divertiamo come bambini tuffandoci nelle onde grosse. Rientriamo al resort. Con grande sorpresa e disappunto lo troviamo invaso da un´orda di nativi in gita per il weekend. All´inizio non ci rendiamo subito conto delle conseguenze, ma bastano un paio di minuti per capire che il nostro sogno di pace e silenzio è definitivamente compromesso. Organizzano giochi estremamente vivaci e rumorosi, si danno istruzioni con il megafono (!!!), i bambini scorrazzano da tutte le parti mentre donne vocianti e intabarrate si aggirano fra le palme. Va bene un po´ di folklore locale, ma questo mi sembra troppo. Assistiamo impotenti ai giochi senza frontiere dei nostri compagni di soggiorno quando il cielo ci viene in aiuto. Tutto si oscura e incomincia a piovere. In realtà non è un semplice temporale ma un vero e proprio uragano. Ci rintaniamo in camera sperando che passi presto. Guardiamo dalla finestra un po´ preoccupati, soprattutto perchè con quest´acqua rischiamo di non riuscire nemmeno ad andare a mangiare. Stremati dalla fame decidiamo di affrontare la furia della natura. Ci uniamo ai nativi e al loro banchetto, mangiamo e ci ritiriamo presto, lasciandoli al karaoke e ai loro "simpatici" gorgheggi. La mattina successiva ci prepariamo per lo snorkeling. Che bello, siamo insieme a tutta la truppa, sette barche completamente piene. Sconsolati prendiamo posto sul natante, sperando di riuscire a vedere almeno qualche pesce nella mischia. Le donne e la maggior parte degli uomini sono completamente vestiti; indossano maglietta e pantavento tipo K-way, le donne hanno anche il velo. Indosso un castigato due pezzi ma devo sembrare loro una di facili costumi. Decido di tenermi la maglietta. Prima di partire indossano tutti il giubbotto di salvataggio. Siamo sconcertati: la maggior parte di loro non sa nuotare, ma non rinunciano a buttarsi in acqua - ecco il perchè dei giubbetti. Mi chiedo come facciano a muoversi, completamente impacciati dai vestiti bagnati. In acqua ci allontaniamo un po´ dai nostri compagni di viaggio. Accidenti, che spettacolo: pesci dai mille colori, coralli, murene, conchiglie, sembra di essere in un documentario. In un´altra spiaggia riusciamo anche a vedere le tartarughe, oltre a coralli a forma di ventaglio, a ombrello e a forma di rosa. Fantastico. In questa spiaggia (la Turtle Beach) si trova un bellissimo resort (Perhentian Island Resort www.jaring.my/perhentian, e-mail: pir@po.jaring.my). Decidiamo di trasferirci qui dal momento in cui i poco amichevoli gestori stanno già pensando alla chiusura stagionale.... I giorni seguenti li trascorriamo dunque in piacevole ozio sulla spiaggia. Alterniamo relax e giri con la maschera e lo snorkel. La posizione del resort è ottima: da una parte infatti si può entrare in acqua e trovarsi subito su una struttura corallina. In mezzo si ha la possibilità di nuotare o far giocare i bambini per via della lenta discesa del fondale. A sinistra, poi, oltre il molo, si può nuotare in mezzo a scogli e coralli dove non è difficile imbattersi in piccoli squali della barriera. Quando il tempo è brutto l´acqua si riempie di plancton molto urticante. Durante una nuotata abbiamo visto stranissimi pesci trasparenti; ricordavano troppo le meduse e ce ne siamo stati alla larga. Tra i vari giri abbiamo quindi deciso di farci portare da un barcaiolo verso il piccolo faro di fronte alla Coral Bay. Siamo abbastanza al largo e il mare è un po´ mosso: la visibilità non è eccezionale ma i colori dei pesci e dei coralli sono sbalorditivi... Io ho un po´ paura e cerco di non allontanarmi troppo dalla barca. Adri invece continua a scattare foto grazie allo scafandro per la macchina digitale e purtroppo non riesce a immortalare un momento drammatico: l´incontro con uno squalo di oltre due metri! Tra la maschera, la macchina e i riflessi non è facile capirne la dimensione: sarà il simpatico barcaiolo a confermarne la mole... Certo che siamo un po´ sfigati col tempo: i monsoni hanno una gran voglia di iniziare a farsi sentire e di conseguenza, al di là del sole che va e viene, sott´acqua la visibilità non è eccezionale. Siamo alle solite: il triste rientro... Purtroppo la vacanza sta finendo. Torniamo a KL dove trascorriamo gli ultimi due giorni prima del ritorno a casa. Facciamo gli ultimi acquisti tornando al mercato cinese e l´ultimo giorno riusciamo a visitare le Petronas Towers. La visita è gratuita, basta prenotare in anticipo. All´interno regna una pulizia quasi maniacale, nemmeno a casa mia è così asettico. Il pubblico è ammesso solo fino al 41° piano dove si trova lo skybridge, il ponte che collega le due torri e da cui si gode una vista strepitosa. La visita della città si conclude con un giro al nuovo centro commerciale Times Square. E´ gigantesco, ci sono addirittura le montagne russe. Decisamente esagerato. Inaugurato il 29 settembre, viene presentato come il centro commerciale più grande al mondo: molti spazi dovranno essere riempiti nel prossimo futuro ma riusciamo comunque a spendere qualche soldo anche lì. Decidiamo infatti di acquistare una piccola macchina digitale, la Pentax Optio S, spendendo almeno il 40% in meno rispetto al prezzo in Italia. I prezzi dei prodotti tecnologici sono effettivamente buoni, soprattutto per i marchi di alta qualità. Le apparecchiature fotografiche digitali con le risoluzioni più alte, poi, permettono un risparmio maggiore: camere da cinque megapixel di risoluzione costano l´equivalente italiano di quelle da tre mega... E a volte anche meno! La serata la trascorriamo con Azreen, una ragazza della comitiva malese conosciuta sulle Perhentian Islands. Ci porta da sua zia, una signora che ha vissuto un paio d´anni a Roma al seguito dell´ambasciatore malese. Veniamo accolti con grande gentilezza dai membri della famiglia. L´arredamento e le suppellettili sono di un kitsch mostruoso: tende di lucido raso azzurre e rosa shocking decorano porte e finestre, anforette con versi del corano abbondano sui mobili e nelle vetrine, alle pareti sono appese foto di famiglia e un quadro gigante raffigurante la Mecca. La zia è una signora di mezza età che parla un italiano incomprensibile. I suoi ricordi sono fermi agli anni 60. Ci chiede di Tenco e di Saragat, purtroppo dobbiamo informarla che entrambi sono morti. Va meglio con Rita Pavone, nonostante siano passati 30 anni canta ancora le stesse canzoni. Sono circa le 20 e come aperitivo ci offrono una torta con la cioccolata calda, tipo Nesquick. Pare brutto non accettare e ingoiamo il dolce stucchevole. Finalmente andiamo a cena. Ci stipiamo in 6 in una macchinetta tipo Smart, ovviamente senza aria condizionata. Arriviamo al "ristorante", elogiato dalla nostra ospite come uno dei migliori della città. La nostra festa dell´Unità è certamente più elegante: è un self service all´aperto, sotto una tettoia, con tavolate lunghe e panche. Non servono nè acqua nè bibite, ma solo the o succhi di frutta dai colori sgargianti. Birra o altri alcolici neanche a parlarne. La nostra ospite porta vassoi strapieni di leccornie malesi: cartoccini di foglie di banano con il riso, fegato secco, pesce fosforescente, spiedini, involtini avvolti nelle foglie di cocco. I sapori sono veramente strani, speziati ma con un retrogusto dolciastro. La serata scorre piacevole fra una chiacchiera e l´altra. Ci fa molta tenerezza la zia quando si commuove al ricordo del suo fidanzato italiano, lasciato a Roma quando è rientrata in Malesia. Siamo stanchissimi, il giorno dopo dobbiamo partire e desideriamo tanto rientrare in albergo. Io sono sconquassata dalla tosse, conseguenza dell´aria condizionata. Ma la nostra accompagnatrice ha la bella idea di farci fare un giro turistico della città. Ben presto ci rendiamo conto che Azreen non conosce le strade e ci perdiamo nel dedalo della tangenziale di KL. Vaghiamo senza una meta per almeno un´ora. Da lontano scorgiamo le Petronas Towers, ma ovviamente ci stiamo dirigendo nella direzione opposta. Tentiamo un timido suggerimento: forse puntandole prima o poi arriveremo a destinazione... Invano, la ragazza si è incaponita a fare di testa sua. Passiamo davanti a una moschea: tutti giù, la zia vuole pregare. Cavoli sono le 11 di sera, non può pregare in un altro momento? Ma forse l´orazione vespertina ha dato i suoi frutti. Saliamo in macchina e miracolosamente la nostra autista ritrova il senso dell´orientamento e ci riporta in albergo. Ringraziamo Allah per l´intercessione. Disavventura a parte, abbiamo passato una serata piacevole e le nostre nuove amiche sono state veramente carine e simpatiche. La vacanza è terminata, il giorno dopo rientriamo in Italia. Il ricordo più emozionante è sicuramente legato alla visita della longhouse. Le loro regole di convivenza, di una semplicità disarmante, dimostrano che è possibile vivere come una grande famiglia nel rispetto reciproco. Tutti sono indipendenti, ma allo stesso tempo tutti devono collaborare affinchè le cose funzionino. Nessuno è mai lasciato solo o abbandonato: i bambini sono accuditi dagli altri membri della comunità in assenza dei genitori e gli anziani vivono fino all´ultimo insieme alle proprie famiglie. Mi piacciono i loro sorrisi (pochi ma sinceri e spontanei), la loro semplicità e il loro umorismo infantile. Mi hanno colpito i loro modi asciutti nei confronti dei bambini: non una carezza, un abbraccio o un gesto d´affetto. Che differenza rispetto alle nostre coccole infinite verso i piccoli.. > Itinerario Milano Linate - Zurigo - Kuala Lumpur - Kuching - Miri - Mulu - Miri - Kuching - Kuala Lumpur - Kota Bharu - Kuala Lumpur - Milano Linate > Vettore aereo Malaysia Airline - voli di linea (biglietti tramite Sima) > Organizzazione Guide Lonely Planet (vecchiotta...) + siti internet > Costo approssimativo (per persona) Volo 850 euro + tour, soggiorno e spostamenti 650 euro + soggiorno Perhentian Island Resort 200 euro = 1.700 euro totali > Giudizio e sommario Quanti voli per raggiungere tutti i nostri obiettivi... ma la grande emozione per l´incontro con la tribù Iban, discendente dei tagliatori di teste, e le splendide isole Perhentian ne sono valse la pena. Scusate per il ritardo... Se state pianificando il vostro viaggio e possiamo darvi qualche ulteriore utile indicazione, non esitate a scriverci... Luisa e Adriano P.S. Chiediamo soltanto una cortesia: se il racconto vi ha dato spunti interessanti o avete da segnalarci qualsiasi cosa, non esitate a lasciare un messaggio...

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